SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Cinque mesi di prefettura in Sicilia

Enrico Falconcini

Prefazione di Andrea Camilleri e Postfazione di Paolo Pezzino Palermo, Sellerio, 2002

Raramente un libro di memorie riesce ad essere insieme oggetto di studio e di divertimento, a contenere riferimenti e documenti di notevole interesse storico suscitando nel contempo la curiosità anche di lettori non specialisti. È questo il caso dell'autodifesa presentata nel 1863 dal prefetto di Girgenti, Enrico Falconcini, esonerato dal suo incarico e dispensato da ulteriore servizio dopo appena cinque mesi, opera che la Sellerio ha riproposto affidando, non per nulla, la Prefazione ad Andrea Camilleri, attento a cogliere gli aspetti umoristici ed ?eterni? di un uomo in lotta con la sventura e in condizioni particolarmente avverse. Ciò che più colpisce a prima vista in questo pamphlet, rivolto contro il ministro dell'Interno Peruzzi, è, accanto all'incapacità di gestire la situazione estremamente difficile in una provincia siciliana dell'estate-autunno 1862, l'ingenuità di un prefetto che reagisce al suo esonero con parole di fuoco e dirette nei confronti del ministro. Sono espressioni impensabili per un qualunque funzionario di carriera considerando soprattutto le responsabilità oggettive che su di lui ricadono, nonostante le mille prove addotte a propria discolpa. In effetti in quel breve periodo avviene di tutto, dallo stato d'assedio imposto per reprimere la mobilitazione filogaribaldina che culminerà nei fatti dell'Aspromonte, ai disordini politici, agli innumerevoli episodi di criminalità e banditismo fino all'evasione dal carcere di Girgenti di ben centoventisette detenuti. Ma le parole di Falconcini si spiegano nel contesto dell'epoca ?eroica? della costruzione dello stato nazionale, che vede impegnati prefetti ?politici? (Falconcini è un deputato moderato toscano) alle prese con realtà e condizioni spesso a loro ignote, e che nella Sicilia di quel frangente diventano esplosive e incontrollabili. Come sottolinea Paolo Pezzino nella Postfazione, quella di Falconcini era ?un'esplicita accusa al governo di far pagare ai funzionari inferiori gli errori? della politica (p. 349). In quei cento documenti di vario genere allegati dall'ex prefetto alla sua autodifesa, si concentrano così le questioni fondamentali del Mezzogiorno e della Sicilia postunitaria, dal brigantaggio e dal nesso tra politica e criminalità alla questione sociale messa in moto dall'impresa garibaldina, alle insofferenze dei poteri locali nei confronti del potere centrale e delle imposizioni fiscali, alle lotte fazionali e amministrative di una provincia ?disastrata? ma complessa, stratificata e investita dalle trasformazioni legate alle miniere di zolfo. Destinato fin dall'inizio all'insuccesso, stretto dalle difficoltà strutturali della pubblica sicurezza, in conflitto con bande di renitenti alla leva da un lato, militi a cavallo, sottoprefetti e funzionari infidi e inefficienti dall'altro, oscillante tra repressione e tentativi di mediazione, accusato infine di autoritarismo, attraverso i suoi ricordi questo prefetto ?pioniere? ci ha comunque lasciato uno spaccato vivace e denso degli sforzi e dei limiti del processo di unificazione nazionale che mantiene ancora intatto il suo valore storico e documentario.


Giovanni Schininà