SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La politica delle calamità. Terremoto e colera nella Sicilia borbonica

Enrico Iachello

Maimone, Catania 2000

Circa una ventina d'anni fa Piero Bevilacqua, nel rilevare la fragilità degli equilibri naturali del territorio meridionale, invitava a porre i fenomeni catastrofici - terremoti, alluvioni, ecc. - al centro dell'indagine storiografica per comprendere i vincoli entro i quali si sviluppò la storia del Mezzogiorno. Successivamente, sebbene non numerosi, pure non sono mancati alcuni contributi storici che, spesso con approcci differenti, sono tornati sul problema delle calamità naturali, fino ai più recenti lavori come quello di Emanuela Guidoboni sulla storia dei terremoti nel Mezzogiorno. Il volume di Enrico Iachello è collocabile grosso modo all'interno di questo panorama storiografico. Si tratta infatti di una ricerca su due avvenimenti catastrofici: il terremoto del 1818 a Catania e l'epidemia di colera del 1837, sempre in Sicilia. Lo studio tuttavia ha un angolo visuale inedito: suo esplicito obiettivo è quello di analizzare l'impatto di queste catastrofi "naturali" sulla dimensione politica. L'idea alla base è che proprio l'eccezionalità dell'evento, la mobilitazione che essa comporta, scompagini gli equilibri politici e sociali tradizionali, spingendo così per una ridefinizione dei rapporti di potere tra i diversi attori sociali. Il primo dei due saggi - quello sul terremoto del 1818 - non si limita quindi a ricostruire l'evento sismico e i danni causati, ma viene messo in relazione ad un altro "terremoto": quello amministrativo. Per una singolare coincidenza, a pochi giorni di distanza dal sisma viene infatti varata anche in Sicilia la cosiddetta "monarchia amministrativa"; e proprio il clima d'emergenza causato dal terremoto, oltre a costituire un primo impegnativo banco di prova di quel modello, finirà con il rafforzarne le componenti accentratrici, generando inevitabilmente situazioni di conflitto tra vecchi e nuovi poteri. Un discorso in parte analogo riguarda il colera del 1837. In questo caso furono però le istituzioni sanitarie (Magistrato di salute, medici, ecc.) quelle che riuscirono, in virtù dello stato di necessità, a ritagliarsi più ampie sfere di potere. A partire dai primi provvedimenti presi nel 1831 - quando cioè giunsero le prime notizie sulla presenza dell'epidemia in Europa - si assiste così ad una crescente attività di regolamentazione pubblica che Iachello descrive accuratamente, illustrando al contempo i conflitti che essa generò, la mappa dei nuovi poteri, nonché i tentativi, da parte delle élites locali, di trasformare "il colera da 'disastro' in occasione di investimento" (p. 83). Se probabilmente non è infondato sostenere che i frutti più succosi sul tema dei disastri naturali sono da ricercare nella complessa dinamica che lega l'evento catastrofico al territorio, agli uomini e alle economie, tutt'altro che marginali appaiono gli aspetti trattati in questo volume.


Walter Palmieri