SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il laboratorio delle riforme. Milano dal centrismo al centro-sinistra, 1956-1961

Enrico Landoni

Manduria, Lacaita, 535 pp., Euro 20,00 2007

Quando nel maggio 1956 il PSI uscì di fatto vincitore dalle elezioni amministrative nel capoluogo lombardo, si aprì una nuova stagione politica per Milano e per l'Italia, abilmente ritratta da Enrico Landoni nel suo importante saggio.L'a. ricorda come Milano, dal 1945 in poi, si fosse definita quale officina politica per il paese. Nel capoluogo lombardo le giunte centriste, ma con sindaci progressisti, di Greppi (1945-1951) e Ferrari (1951-1956), seppero favorire lo sviluppo economico della città senza rinunciare all'assistenza e alla cultura, e badando al rispetto del bilancio, grazie a una politica tributaria rigorosa e perequativa a tutela dei ceti più deboli. Furono la carica riformista e il rigore politico mostrati da Ferrari che spinsero, dopo le elezioni del 1956, il PSI milanese a valutare la possibilità di appoggiare la seconda giunta Ferrari (1956-1960). Se non si giunse allora a un accordo formale tra PSI e DC che inserisse i socialisti nella giunta di Palazzo Marino, fu per la netta contrarietà della Segreteria democristiana nazionale e delle resistenze di una parte del mondo cattolico. Nonostante ciò, il confronto tra le forze politiche cittadine dimostrò come i programmi dei tre partiti fossero abbastanza simili. Grazie all'impegno di politici come Mazzali (PSI, del quale più volte viene sottolineata la grande importanza nelle vicende), Matteotti, Faravelli, Vigorelli (PSDI), Clerici e Porretti (ACLI e DC), le distanze tra le parti diminuirono rapidamente. In particolare, decisiva fu la vittoria nella DC milanese dei favorevoli al dialogo con il PSI, uniti nella corrente de La Base a sua volta sostenuta dai periodici cattolici progressisti e favorevoli al rinnovamento del paese («Il Ribelle», «Prospettive», etc.). Altrettanto cruciale fu la decisione con cui il PSI milanese insistette affinché avesse fine rapidamente l'esperienza del frontismo in un momento nel quale il Partito a livello nazionale stava compiendo i primi passi in tale direzione.Grazie a tutto ciò, si erano oramai poste le condizioni perché, nel momento in cui fossero emersi i requisiti per l'apertura a sinistra, il laboratorio di tale iniziativa potesse essere il capoluogo lombardo. Mano a mano che il dialogo tra i partiti si approfondiva, proprio a Milano DC, PSDI e PSI si accorgevano di condividere precisi obiettivi pratici e di poter dialogare su più fronti. Invero, più che una alleanza su basi ideologiche, si trattò di una intesa su un comune impegno riformista. Grazie a essa, tra gli anni '50 e '60, Milano confermò il proprio ruolo di capitale della modernizzazione politica, economica e sociale del paese, dimostrando come l'incontro tra socialisti e cattolici avesse basi solide e potesse portare a una ricca stagione di riforme. Come ricorda l'a., in conclusione della sua serrata e ricca analisi, le vicende che culminarono con la costituzione nel gennaio del 1961 della giunta Cassinis furono un importante modello di riferimento per tutto il paese, aprendo la strada a nuove prospettive che portarono, in capo a un paio di anni, alla nascita del primo governo di centro-sinistra di Moro.


Lucio Valent