SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Con il mare negli occhi. Storia, luoghi e memorie dell'esodo istriano a Torino

Enrico Miletto

Milano, Franco Angeli, pp. 213, euro 18,00 2005

Negli ultimi anni si sono moltiplicate con rapidità tanto le iniziative di ricerca quanto quelle di divulgazione sulla vicenda dei profughi dall'Istria e dalla Dalmazia, dopo molti decenni di silenzio. Tanto la recente attenzione, quanto la lunga rimozione trovano spiegazione nella storia politica del secondo Novecento, oltre che nel perenne rinnovamento degli interrogativi della ricerca storica. È quanto ricorda al lettore Raul Pupo nella sua densa introduzione, attenta a collocare l'esodo-fuga dall'Istria in una vicenda cronologica più ampia, che risale al primo dopoguerra e alle politiche nazionaliste del fascismo, ma anche alla convivenza spesso problematica fra popolazione slava e italiani. Il drappello dei quasi tremila profughi istriani ? su un totale di 350.000 ? che ha trovato la sua destinazione finale a Torino, è oggetto della ricerca di Enrico Miletto, ricercatore presso l'Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea ?Giorgio Agosti? di Torino, e autore di precedenti indagini sull'immigrazione nel capoluogo subalpino. Incrociando la documentazione relativa alla gestione dei profughi da parte degli enti comunali, i dati demografici e statistici della città, le notizie tratte dalla stampa quotidiana e le testimonianze di alcuni dei protagonisti, Miletto ricostruisce la vicenda dei percorsi di integrazione di questa piccola comunità, aggiungendo un altro utile tassello alla conoscenza dell'esodo istriano. Delle due parti di cui si compone il libro, la prima è dedicata all'intero gruppo dei profughi istriani accolti nella città piemontese. Mentre la seconda si concentra sulla porzione che ha trovato lavoro nella Manifattura Tabacchi, grazie alla circostanza che già in Istria era impiegata nelle aziende di proprietà del Monopolio dello Stato di Pola, Zara, Fiume e Rovigno. Se per quest'ultimo gruppo l'arrivo in città fu caratterizzato dalla fortunata circostanza della continuità occupazionale, l'inserimento nel mondo del lavoro risulta essere stato facile anche per gli altri protagonisti, le cui testimonianze concordano nel fornire un quadro in cui l'accesso al mercato del lavoro fu agevolato dalla loro condizione di profughi. Le difficoltà ricordate riguardano piuttosto l'iniziale estraneità al sindacato, come conseguenza di una condizione psicologica che, citando Gloria Nemec, Miletto definisce di ?eterna apprensione?, ma che comportò per anni l'accusa di crumiraggio. Tuttavia nella memoria dei protagonisti prevale il ricordo di un'accoglienza generosa e attenta da parte della città e dei suoi abitanti, al contrario di quanto avvenne altrove. Anche la precarietà della sistemazione iniziale, negli stanzoni di una caserma dismessa, con il suo corredo di promiscuità e di disagio fino all'assegnazione di alcune case popolari ai margini della città, è rievocata senza autocommiserazione. Piuttosto prevale l'insistenza sulla volontà di mantenere i propri tratti identitari e cercando anche un rapporto sereno e pacificato con i luoghi di origine, meta di frequenti pellegrinaggi che hanno forse facilitato l'elaborazione del trauma dell'esodo.


Patrizia Audenino