SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La formazione dello stato italiano. I. Il Risorgimento, Postfazione di Enrico La Loggia

Enrico Zamuner (a cura di)

Torino, Giappichelli, pp. XV-320, euro 32,00 2002

Libro trompeur che mantiene meno di quanto prometta, pur azzardando una sua polifonia interna con tre autori chiamati a commentare documenti diplomatici già pubblici da un secolo e noti agli studiosi. Vengono così ripubblicati i documenti relativi alla formazione e al successivo riconoscimento del Regno d'Italia: dal Congresso di Parigi (1856) alle annessioni di Lombardia (1859), Ducati padani, Toscana, Legazioni e province pontificie, Due Sicilie (1860), senza omettere gli atti relativi alla "disannessione" (p. 191) di Nizza e Savoia, cedute alla Francia nell'aprile 1860. In appendice vengono riproposti due piccoli ?classici? d'inizio Novecento firmati dai giuristi Anzilotti e Romano che avrebbero, invece, meritato di aprire il volume, inquadrando essi le questioni trattate in modo più rigoroso e perspicuo di quanto non abbiano fatto gli stessi curatori. La pubblicazione prende, infatti, le mosse dalla polemica dottrinaria che contrappose agli inizi del Novecento due celebri giuristi: l'internazionalista Dionisio Anzilotti (1867-1950) e il costituzionalista Santi Romano (1875-1947), successivamente presidente del Consiglio di Stato (1928) nonché consulente giuridico di Mussolini. Sostenendo l'Anzilotti (con approccio formalistico) che il Regno d'Italia fosse il risultato della ?fusione»? degli Stati preunitari (La formazione del Regno d'Italia nei riguardi del diritto internazionale. Prolusione tenuta nell'Università di Roma il 14 dicembre 1911, pp. 251-78); argomentando, viceversa, Santi Romano che lo Stato italiano fosse l'ingrandimento territoriale del Regno di Sardegna, con imposizione alle province annesse di Statuto Albertino e dinastia regnante, mantenendo i doppi ordinali del re (Vittorio Emanuele II) e della legislatura che continuava ad essere indicata come VIIIa benché fosse la Ia del Regno d'Italia (I caratteri giuridici della formazione del Regno d'Italia, 1912, pp. 279-97). Dall'interrogativo proposto da Alberto Miele ? se dei due avesse ragione l'internazionalista Anzilotti o il costituzionalista Romano (pp. XI, XIII) ? prende l'abbrivio questa riedizione di testi aperta dalla diligente Introduzione di Enrico Zamuner e chiusa dalla vivace, quanto apologetica, Postfazione di Enrico La Loggia (costituzionalista a Palermo e ministro degli Affari regionali), arricchita qua e là da errori fattuali che meritano di essere richiamati brevemente. Partiamo dal diritto di voto nel Regno di Sardegna (1848) concesso agli alfabetizzati che ?pagassero allo stato un minimo di censo? (p. 301), quando invece quell'imposta annua di 40 lire apriva le urne a soli 77.000 maschi su un milione; l'ascesa ?al potere in Francia di Napoleone III? (p. 307) viene posticipata al 2 dicembre 1852, ma il Bonaparte era già capo dello Stato da quattro anni (come presidente della Repubblica) e nell'anniversario di Austerlitz si limita a proclamarsi imperatore; per finire ?allo Statuto? a cui, secondo Enrico La Loggia, nel 1848 ?si ispirarono Napoli, Roma, Firenze e Venezia? (p. 311), quando, invece, comune modello censitario per gli Stati italiani fu la Charte francese del 1814 (con gli emendamenti del 1830), mentre la Roma repubblicana di Mazzini (1849) scelse ben altra strada.


Roberto Martucci