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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Storia criminale. La resistibile ascesa di mafia,?ndrangheta e camorra dall'Ottocento ai giorni nostri

Enzo Ciconte

Soveria Mannelli, Rubbettino, 432 pp., euro 14,00 2008

Già studioso della ?ndrangheta dall'800 ad oggi e autore di scritti sulle mafie contemporanee anche in relazione alla sua attività politica e parlamentare, l'a. si è qui impegnato in una nutrita sintesi della storia bisecolare della criminalità organizzata del Sud Italia, con efficaci effetti divulgativi del suo negativo presente lungo. Delle tre criminalità regionali si racconta una fitta serie di vicende, aggregate in 10 capitoli e 142 brevi paragrafi per nuclei tematici più che cronologici, sì da favorire incroci e confronti di un fenomeno che l'a. intende unitario, «un dato strutturale che attraversa la storia d'Italia e si manifesta in forme diverse a seconda delle epoche e della capacità di contrasto degli apparati dello Stato» (p. 3); nonché, sarebbe stato da specificare, a seconda delle strutture socioeconomiche in cui mette radici. La tesi è ben illustrata per una serie di aspetti qualitativi che ricorrono tra passato e presente di là dalla lettura dicotomica di Arlacchi tra mafia tradizionale e moderna (potere territoriale di estorsione/protezione e cogestione dell'ordine pubblico, rappresentazioni legittimanti e «fascino del mafioso», reciproche aperture e scambi con élite, politica e istituzioni, centralità di organizzazione e rituali). La tesi stessa di un carattere unitario porta peraltro l'a. ad alcune forzature interpretative, quali l'azzardata ipotesi che ci fossero rapporti tra le tre criminalità sin da dopo l'Unità anche al di là dei luoghi di pena; ovvero l'ambizione di poter inquadrare gli aspetti genetici, nei secoli che precedono la fatidica aggregazione di inizio '800, con il richiamo (già classico nella prima vulgata otto-novecentesca) alla storia separata spagnola/borbonica di queste regioni e alle mancate prospettive di mobilità sociale ? complessi percorsi che restano poi nel volume non indagati, e che non a caso gli storici schivano (pp. 3-4).Utilizzando una mole considerevole di fonti storiche e pubblicistiche, dalla produzione storiografica e sociologica a cospicui fondi archivistici, a ricostruzioni storiche meno scientifiche, l'a. copre l'età liberale e fascista affrontando i nodi storici principali, senza poter peraltro evitare una trattazione diseguale e a tratti impressionistica della materia (ad esempio circa la questione alta/bassa mafia, passim, che richiederebbe un effettivo scavo nei contesti). Più sicura risulta la ricostruzione a partire dal secondo dopoguerra; equilibrata la prospettiva contemporanea sui cicli mafiosi e le vittorie dell'antimafia, le verità politiche e quelle giudiziarie. La ?ndrangheta e la mafia risultano più raccontate della camorra. Un'imprudente citazione circa la modernizzazione in cui la mafia oggi s'inserirebbe come «fattore dinamico» della «trasformazione capitalistica del Sud», è in contraddizione con altri passi del testo dove l'a. parla piuttosto di «distorta modernità», «fallimento dell'economia di mercato» ad arginare l'inquinamento dei capitali mafiosi(cfr. ad esempio le pp. 362 e 17-19).


Marcella Marmo