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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'Europa nazista. Il progetto di un Nuovo ordine europeo (1939-1945)

Enzo Collotti

Firenze, Giunti, pp. 454, euro 18,00 2002

Lo scenario che R. Harris aveva solo immaginato in Fatherland, l'Europa dominata dai nazisti vincitori della II guerra mondiale, Collotti lo ha ricostruito storicamente in questo libro sul progetto e l'avvio di realizzazione del Nuovo ordine europeo (1939-1945). Stesso tema, differente esecuzione. Harris ha concepito il suo romanzo in riva al mare in Sicilia nel 1987, circondato da turisti tedeschi: ?if you closed your eyes? ? ha detto ? ?you could just imagine you were in the victorious German empire. Suddenly, everything came to me as a novel [?] I went splashing into the water, and by the time I came back onto the beach I had it written in my mind?. Collotti invece ha lavorato attentamente, in archivio e in biblioteca, in un arco di tempo infinitamente più lungo, quattro o cinque decenni. E raccoglie ora in un opus magnum tredici saggi pubblicati in varie sedi tra il 1986 e il 2001, con l'eccezione del III e IV, inediti; tutti aggiornati sulla bibliografia recente, di cui nelle note è data copiosa informazione; tutti che riprendono il filo di solide ricerche precedenti, talora risalenti ai primi anni Sessanta. L'autore scruta i movimenti delle politiche di occupazione e di propaganda nazista, le cose e le idee, colte nelle carte militari, nei Tagebücher di Goebbels, o sulle ?collane di giornali?, diffusi nelle capitali occupate da una regìa centrale (grande attenzione è riservata alle reti di istituzioni naziste, ai loro rapporti e conflitti). Dallo scavo di queste fonti risulta che tali movimenti ? si trattasse di spostare popolazioni o di imporre temi di propaganda ? non furono occasionali, o semplici reazioni a contingenti sviluppi militari, economici e sociali. Essi preparavano la costruzione di un nuovo assetto degli stati europei, dominati dalla Germania, ideologicamente assimilati ad essa e plasmati secondo il razzismo e l'antibolscevismo nazisti, inseriti in una gerarchia nuova, razziale e anche culturale. Collotti insiste sulle differenze tra le politiche e le prospettive di occupazione in Francia, ad esempio, e nell'Europa orientale: il senso di superiorità e disprezzo nei confronti degli slavi, per i quali non è previsto alcun futuro, ha poco in comune con la richiesta di collaborazione con l'occupante in Occidente. Guerra di sterminio, gerarchie di popoli, politiche delle nazionalità, atti di repressione, sistema concentrazionario, collaborazionismo: questi gli assi della ricostruzione. Mi fermerei su alcuni punti impressionanti: il progetto di distruzione totale delle grandi concentrazioni urbane, come Londra (p. 73); la ?fuga verso l'Europa? che la propaganda nazista propone dopo i rovesci militari, cercando di concentrare sul pericolo bolscevico le energie dei popoli occupati (p. 417); la contraddizione profonda tra il recupero delle identità nazionali nei vari paesi occupati, l'esigenza delle élites dirigenti di collaborare ideologicamente con l'occupante e le strategie naziste ?imperiali? tese a costruire il Nuovo ordine europeo (del collaborazionismo l'autore offre un'utilissima mappa nel cap. XII, compreso il collaborazionismo ebraico). Emblema di questa dinamica squilibratissima è la vicenda ? p. 67, p. 208-9, p. 388 ? del piccolo ?Stato? cosacco in Friuli: sono i fatti che hanno ispirato le Illazioni su una sciabola di Claudio Magris.


Massimo Mastrogregori