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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il totalitarismo. Storia di un dibattito

Enzo Traverso

Milano, Bruno Mondadori, pp. XII-192, euro 11,90 2002

Se c'è un dibattito che ha segnato il ventesimo secolo, soprattutto la sua seconda metà, questo è la discussione intorno al totalitarismo. Magari a lungo rimasta marginale, talora osservata con diffidenza, eppure questa categoria ? il totalitarismo ? ha accompagnato lungamente le discussioni sul carattere del Novecento e non sembra comunque destinata a diminuire con le vicende che hanno accompagnato il sorgere del nuovo millennio. Espressione ambigua, carica di molti aspetti e di diversi significati, totalitarismo segna alternativamente un fatto e un dato (i regimi totalitari), un concetto (lo Stato totalitario come forma nuova del potere), una teoria (ovvero un modello di dominio). Questo libro non è una ricostruzione dei fatti, piuttosto ?l'itinerario del concetto e delle teorie, della controversia che hanno suscitato e il tentativo di abbozzarne un'interpretazione storica? (p. IX). Nato inizialmente come lungo saggio di integrazione a una ricca antologia critica uscita per Seuil nel 2001 con il titolo Le totalitarisme. Le XXe siècle en débat (un volume di 920 pagine di cui ben 800 di antologia, un corpo testuale che non sarebbe improprio proporre anche in italiano), il testo di Traverso prende le mosse da un contesto preciso ? la Prima guerra mondiale ? e si interroga sulle trasformazioni che quell'evento indusse sul piano della concezione della politica. Il totalitarismo ha infatti alla sua origine la soppressione della istanza della diversità, della politica come terreno del confronto e dello scontro. Il totalitarismo come chiave fondativa della politica nasce nel centro dell'Europa continentale tra anni Dieci e anni Venti ? ovvero tra Italia e Germania ? e si sposta poi all'interno dell'esperienza sovietica nel corso dei conflitti che tra anni Venti e primi anni Trenta consolidano la costruzione della realtà staliniana. Ma in questo senso ? ed è questo uno dei passaggi essenziali della riflessione di Traverso ? non c'è né una verginità riflessiva dell'Occidente liberale né una dimensione in sé scevra di ambiguità del corpo dell'antifascismo nel corso degli anni Trenta. Entrambi ? e questa doppia ambiguità si trasporterà intonsa nel conflitto di idee che attraversa l'intera fase della "guerra fredda" ? avranno uno sguardo parziale allorché erigeranno il totalitarismo a volto disvelato del proprio nemico giurato: i liberali quando ne leggeranno l'essenza nel solo esperimento del comunismo; gli antifascisti - con alcune eccezioni marginali (Nicola Chiaromonte, per esempio) quando lo chiuderanno solo all'interno dell'esperienza fascista e nazista. La chiave interpretativa non casualmente verrà da quel pezzo di emigrazione politica tedesca (Arendt, Marcuse) che lo leggerà non come ?barbarie di ritorno? nel secolo della luce e dunque non come negazione del Novecento, ma come espressione di un percorso a suo modo coerente. Ovvero lo propone come strumento di una riflessione critica sul Novecento di cui anche l'Occidente e il suo sistema politico sono parti in commedia e in causa. Un aspetto questo che Traverso ha riproposto più recentemente nel suo La violenza nazista (il Mulino, 2002), saggio che andrà letto come l'approfondimento genealogico di uno dei percorsi affrontati nel testo sul totalitarismo.


David Bidussa