SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Risorse

L'occupazione allegra. Gli italiani in Jugoslavia 1941-1943

Eric Gobetti

Roma, Carocci, 259 pp., Euro 19,00 2007

Le occupazioni balcaniche italiane nel 1941-1943 sono un tema ancora largamente rimosso e ben poco studiato; questo volume, agile come impianto, ma fitto di pagine, ci offre aperture interessanti e una buona sintesi. Con un'avvertenza necessaria, il sottotitolo dettato dall'editore è troppo ambizioso, l'a. precisa subito che si occupa «della parte dello Stato indipendente croato compresa tra la Dalmazia annessa all'Italia e la linea di demarcazione italo-tedesca» (p. 15), più o meno metà della Jugoslavia (restano escluse la Slovenia a Nord, la Serbia, il Montenegro, la Macedonia a Sud). Ciò non toglie interesse al volume, la materia trattata è già grande e complessa.Il primo merito di Gobetti è di avere studiato il serbo-croato, che gli ha permesso di affrontare la storiografia jugoslava. Che non è facile; prima il trionfalismo patriottico del dopoguerra come elemento costitutivo del nuovo Stato, poi la crescita di una storiografia scientifica, dopo il 1990 lo sviluppo di nuove strumentalizzazioni secondo le sciagurate divisioni etniche. Dinanzi alle quali Gobetti è risalito a monte. Le sue ricerche negli archivi di Belgrado e Zagrabia non sono certo esaustive, ma ricche di nuovi elementi. Lo stesso si può dire delle sue ricerche nei diversi archivi romani, limitate, ma interessanti.Il quadro dell'occupazione italiana della Jugoslavia croata che Gobetti traccia è soddisfacente e in parte nuovo, grazie all'utilizzazione delle fonti citate. La politica di occupazione del territorio dei comandi italiani con una rete di presidi statici e una serie di rastrellamenti è bene descritta, anche nei suoi costi elevati di devastazioni e fucilazioni. Così come i rapporti di collaborazione che i comandi italiani stabilirono con le formazioni cetniche con il comune obiettivo di combattere i partigiani comunisti di Tito. Viene infine ricordato il sostanziale fallimento dell'occupazione italiana, che non riuscì a impedire la crescita del suo maggiore nemico, la guerra partigiana comunista. In sostanza un buon volume di sintesi, con qualche svista dovuta alla fretta (a p. 49 l'ingresso delle truppe inglesi in Addis Abeba viene anticipato di un mese; a p. 184 Roatta viene presentato come un reduce d'Etiopia anziché di Spagna).Un buon volume, ma con un titolo sciagurato: L'occupazione allegra. Tutto si può dire dell'occupazione italiana, salvo che fosse allegra, per la popolazione che la subiva e per i soldati italiani che la conducevano. Secondo Gobetti «se i tedeschi incutevano timore, ma anche rispetto, l'occupazione italiana non era vista come una cosa seria», tanto che «nel linguaggio ufficiale (sic)» dei partigiani comunisti era definita appunto «l'occupazione allegra» e gli italiani considerati «come nemici da operetta, pessimi soldati, codardi?» (p. 176). Vecchi stereotipi sorprendenti nel volume di un giovane che invece documenta ampiamente la durezza dell'occupazione italiana e la cinica efficacia degli accordi dei comandi italiani con i cetnici. La ricerca di un titolo che faccia colpo non è il modo migliore di presentare una ricerca così interessante.


Giorgio Rochat