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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Storia della Turchia. Dalla fine dell'impero ottomano ai giorni nostri

Erik J. Zürcher

Roma, Donzelli, XX-460 pp., Euro 30,00 (ed. or. London-New York, 1993) 2007

Quella in oggetto è la traduzione dell'ultima versione, riveduta e aggiornata, dell'opera dello Zürcher. Essa comprende inoltre una specifica Prefazione dell'a. all'edizione italiana.Il libro, che prende le mosse dalla fine del XVIII secolo, ha una dichiarata ambizione di chiarezza didattica. Essa si riflette nell'organizzazione della materia, condotta secondo un criterio tematico anziché sincronico. Pregi e potenziali difetti di tale impostazione sono noti: lo Zürcher nel complesso sfrutta bene i primi e «tiene sotto controllo» i secondi. Seria e meditata, inoltre, è la rassegna bibliografica finale, rispetto alla quale abbiamo solo episodici motivi di dissenso.Dal punto di vista interpretativo, la caratteristica saliente di quest'opera è sottolineata dalla partizione cronologica. L'a. sottolinea al massimo grado gli elementi di continuità presenti tra l'esperienza dei «giovani turchi» e quella del periodo repubblicano nell'epoca monopartitica. Per quanto riguarda il periodo più recente, non si può certo dire che lo Zürcher si macchi di reticenza verso i golpisti del 12 settembre 1980, tuttavia ci resta l'impressione che egli non abbia trasmesso abbastanza al lettore l'entità della devastazione politica, morale e culturale da essi compiuta.Un'annotazione specifica: sia nel corpo del libro (p. 211) sia nella sua Prefazione ad hoc per questa edizione (p. XVII), lo Zürcher incorre in quello che è del resto un frequente errore: parlando del Codice penale adottato dalla Turchia kemalista nel marzo del 1926, lo presenta come esemplato su quello fascista, laddove in quel momento il processo di revisione che avrebbe portato dal Codice Zanardelli al Codice Rocco (promulgato nel 1930) era stato appena avviato. Questo errore è meno banalmente tecnico di quanto possa sembrare. Associare al kemalismo un codice fascista anziché liberale sottintende la lettura del regime kemalista come regime autoritario parafascista. In realtà esso fu molto di più; e, se si vuole guardare in faccia la realtà, la sua pressione totalitaria sulla società va messa in rapporto con il suo aggancio ideale alla liberaldemocrazia occidentale e ai valori dell'illuminismo.Tutto ciò emerge a fatica da una versione italiana indecente. La casa editrice Donzelli non si vergogna di far pagare 30 euro dopo aver mandato in stampa senza il minimo controllo una traduzione che, alla consueta totale ignoranza del paese oggetto dell'opera e della lingua turca, e quindi agli innumerevoli tragicomici strafalcioni, aggiunge una totale ignoranza della grammatica italiana e latina, la mediocre conoscenza dell'inglese, la sciattezza stilistica e tutte le possibili sviste della videoscrittura.Per un po' si ride, ma ben presto si ride amaro. Immaginiamo traduttori giovani, inesperti e malpagati. La questione delle traduzioni va posta in tutta la sua serietà. In altri paesi, tra cui la Turchia, sulle copertine, assieme ai nomi degli autori e ai titoli, sono abitualmente posti i nomi dei traduttori; con ciò, si sottolinea sia la loro importanza sia la loro responsabilità. Sarebbe bene cominciare a fare lo stesso in Italia.


Fabio L. Grassi