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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Lotte politiche e sociali nel Lazio meridionale. Storia della Federazione del PCI di Frosinone (1921-1963)

Ermisio Mazzocchi

Roma, Carocci, pp. 455, euro 32,80 2003

Il volume ricostruisce la storia del PCI nella provincia di Frosinone, dalla sua fondazione nel 1921 al 1963, soffermandosi sulla capacità del Partito di darsi una struttura organizzativa efficiente, in grado di elaborare strategie e linee di lotta, attorno cui coagulare le classi subalterne. Le agitazioni politiche e sindacali vengono esaminate quindi come un riflesso dell'azione dell'apparato di partito, tralasciando, non sempre opportunamente, il quadro sociale da cui pure traggono origine. Analogamente la scelta di privilegiare le vicende del secondo dopoguerra, si traduce in una trattazione veloce e sommaria del periodo delle origini e della dittatura fascista. Il quadro dei condizionamenti in cui il PCI si trovò ad operare nel secondo dopoguerra è invece ricostruito dettagliatamente, ricorrendo ad una ampia documentazione (8 archivi pubblici e 7 privati); illustrando il ruolo esercitato dal legame internazionale con l'URSS, che non mancò di pesare anche a livello locale, e la sovrapposizione che si realizzò in periferia tra lo Stato e la DC, già favorita dal forte sentimento religioso della popolazione, l'autore offre spunti preziosi per comprendere la vita politica periferica dei primi anni della Repubblica italiana. Più nello specifico, nel Frusinate, pur intraprendendo iniziative di grande rilievo, come gli scioperi a rovescio, la campagna di solidarietà con i bambini poveri del Cassinate, la sollevazione del problema delle donne violentate dalle truppe marocchine, il radicamento del Partito Comunista rimase limitato ad alcuni centri di forte tradizione operaia; le stesse agitazioni nelle campagne, pur fungendo da stimolo per la Coldiretti, in mancanza di ?una più valida e circostanziata proposta per la ripresa dell'agricoltura? (p. 319), non incrinarono il legame del mondo rurale con la DC. Si palesarono allora tutti i limiti organizzativi della Federazione provinciale comunista, che si lasciò ?trascinare dagli avvenimenti, mentre sarebbe [stata] necessaria una direzione politica capace di essere promotrice e guida dei movimenti sociali? (p. 294). Da questa grave crisi, il PCI uscì parzialmente aprendosi alla società, e criticando puntualmente l'azione di ricostruzione svolta dalle forze di governo, dopo il disastroso passaggio della guerra. La capacità complessiva di analisi politica della Federazione provinciale restò però inadeguata: ancora agli inizi degli anni '60, non si coglieva la reale importanza degli enti pubblici e parastatali che, in collaborazione con le istituzioni nazionali, stavano modificando in profondità la struttura sociale ed economica del Frusinate, realizzando una trasformazione cruciale, opportunamente richiamata senza però un'adeguata sottolineatura. Rispondendo infatti alla sfida della ?modernizzazione' periferica, iniziata con l'inserimento del Frusinate nell'area di intervento della Cassa del Mezzogiorno fin dagli anni '50, con la mera denuncia del clientelismo democristiano, il Partito Comunista si condannava ad una lunga subalternità. Una maggiore riflessione sui limiti della cultura politica del gruppo dirigente provinciale avrebbe perciò giovato a comprendere l'impossibilità di intaccare l'egemonia della DC in quell'area.


Tommaso Baris