SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Arditi del popolo. Argo Secondari e la prima organizzazione antifascista (1917-1922)

Eros Francescangeli

Odradek, Roma 2000

Il libro si compone di due parti. Nella prima, intitolata "Le trincee e le barricate", è ricostruito per sommi capi il percorso dell'arditismo (o, per meglio dire, delle sue componenti libertarie e di sinistra) dalla guerra sino alla disperata opposizione armata, opposta nel 1921-22 al fascismo. Nella seconda, dal titolo "La diffusione territoriale", si offre invece una dettagliata mappa, regione per regione, del fenomeno. Completa l'opera una corposa appendice, nella quale figurano una interessantissima "Nota iconografica", l'elenco delle "Formazioni di difesa proletaria", alcuni "Canti dell'arditismo rosso e popolare", "Statuti e regolamenti", un "Prospetto delle sezioni e degli aderenti", e infine una cronologia e un elenco nominativo di arditi. Si tratta indubbiamente dell'opera più completa e documentata sinora realizzata sull'argomento; offre un profilo ricco e problematico dell'arditismo popolare e rivoluzionario, soprattutto dei suoi passaggi politici e organizzativi (restano un po' sullo sfondo, invece, le caratteristiche culturali e ideologiche). La tesi di fondo (per alcuni versi debitrice dell'analogo lavoro di Marco Rossi, Arditi, non gendarmi!, Pisa, Bfs, 1997, e polemica verso le interpretazioni riduttive di una parte degli studiosi: si pensa soprattutto ai lavori di Giorgio Rochat) consiste in una appassionata rivalutazione del ruolo avuto, nella crisi italiana dell'immediato dopoguerra, da quell'area del combattentismo sovversivo che ruppe con il fascismo finendo per riavvicinarsi alle organizzazioni di massa proletarie. L'esperienza degli Arditi del popolo viene interpretata non solo come l'espressione di una autentica tendenza rivoluzionaria di sinistra, maturata in gruppi che pure avevano sostenuto la scelta interventista ed erano stati al fianco di futuristi e fascisti nel 1919, ma soprattutto come l'unico serio tentativo di contrapporre allo squadrismo una forza armata uguale e contraria. La ostacolarono i pregiudizi legalitari del socialismo riformista e il settarismo della dirigenza comunista (su quest'ultimo punto mi pare che l'autore, curiosamente, faccia propria la polemica antibordighiana delle componenti centriste e di destra del Pcd'I e riprenda sostanzialmente le tesi di Spriano). Pregevole per la documentazione fornita, il libro non convince del tutto, invece, sul piano della più generale contestualizzazione storica. Il quadro, nel quale vengono inserite le specifiche vicende ricostruite, infatti, risulta tratteggiato in maniera qua e là un po' frettolosa. Su questioni decisive, per comprendere le dinamiche interne all'area del sovversivismo di sinistra (dall'interventismo alle "radiose giornate di maggio", dal rapporto tra Mussolini e D'Annunzio al sansepolcrismo, dal ruolo del futurismo fino alla scelta del fascismo di abbracciare la causa della reazione), Francescangeli si limita ad utilizzare le tesi storiografiche più consolidate, da De Felice a Vivarelli, rinunciando a discuterle criticamente e finendo così per fornire nel complesso un quadro storico un po' scontato.


Marco Scavino