SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Un umanista del '900. Scritti di e su Guglielmo Alberti

Ersilia Alessandrone Perona, Francesco Alberti La Marmora (a cura di)

Milano, Mazzotta, pp. 168, euro 18,00 2005

In tempi nei quali la frenesia del presenzialismo e della spettacolarizzazione ha contaminato la società dei consumi e dell'immagine spesso sino alla sguaiata esibizione dell'intimità personale, non può che destare una sensazione di confortante sorpresa, quasi ci si immergesse in una sospensione temporale, la lettura della biografia umana e letteraria di un autore quale Guglielmo Alberti. È quanto ci propone questo bel volume che raccoglie una serie di saggi e interventi ?di e su? Guglielmo Alberti, corredati da una serie di rare e preziose fotografie. Guglielmo Mori Ubaldini degli Alberti della Marmora, nato a Torino nel gennaio del 1900, discendente per parte di padre dal grande Leon Battista Alberti e di madre dai sabaudi e risorgimentali Ferrero della Marmora, fu uomo e intellettuale e scrittore tanto raffinato quanto schivo. Fu presto coinvolto in quello straordinario sodalizio di giovani intellettuali di grandi passioni morali e politiche che ruotavano intorno a Piero Gobetti, cui fu presentato da Alessandro Passerin d'Entrèves e che lo portarono a incontrare e collaborare con Giacomo Debenedetti, Sergio Solmi, Natalino Sapegno, Eugenio Montale, Umberto Morra, Piero Pancrazi e tanti altri. Nei suoi soggiorni all'estero conobbe e frequentò anche Gide e Berenson, arricchendo i suoi interessi artistici e letterari con quelli della fotografia e del cinema, tanto da collaborare, a partire dal 1933, con Camerini e Soldati. Intransigente nel rifiutare qualsiasi compromissione col fascismo, dopo l'8 settembre 1943 si rifugiò in Svizzera, dove conobbe Marilina Cavazza che sposò poco tempo dopo. Aveva nel frattempo maturato un percorso di profondo travaglio spirituale che lo condusse a un riavvicinamento alla fede cattolica. Una fede mai accomodante che, nel rigore del modello manzoniano, si ispirò a un intenso sforzo di impegno sociale, anticipando alcuni temi di quello che sarebbe poi stato il ?cattolicesimo del dissenso?. Morì a Firenze nel 1964, mentre usciva la sua monografia su Alessandro Manzoni. Un libro dunque davvero prezioso, che permette a chi legge di scoprire un autore che meriterebbe certo di essere conosciuto ben oltre la cerchia troppo ristretta dei suoi ammiratori. Ma forse proprio questo a lui sarebbe piaciuto comunque di sapere: di essere rimasto un tesoro segreto, una gemma nascosta nell'ombra che soltanto per caso, o per grazia, o almeno per diligente studio di mente e di cuore, può essere rinvenuta.


Marco Brunazzi