SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Storia dell’Iran. Dal primi del Novecento a oggi

Ervand Abrahamian

Roma, Donzelli, X-245 pp., euro 27,00 (ed.or.Cambridge 2008) 2009

Il volume di Abrahamian, autore di alcuni studi pionieristici nel campo della storia contemporanea iraniana, abbraccia l’intero ’900, analizzando le dinamiche storiche e politiche che lo hanno caratterizzato. Pur non trattandosi di un libro accademico, non ha mancato di far discutere gli studiosi per la sua impostazione, troppo schierata secondo alcuni - come ad esempio Patrick Clawson - nell’interpretazione «morbida» della Rivoluzione del 1979, in virtù del suo carattere popolare e antimperialista; impostazione che sarebbe conseguenza del fatto che Abrahamian è uno storico di scuola marxista.Invece Storia dell’Iran, edizione italiana dell’originale datato 2008, pur presentando qualche imperfezione di traduzione, è un ottimo strumento per orientarsi nella storia iraniana; il libro non soffre del suo essere divulgativo e offre anzi i migliori frutti di anni di lavoro. Esso segue una suddivisione di stampo cronologico, analizzando per ogni periodo (dinastia Qajara, rivoluzione costituzionale e avvento della dinastia Pahlavi, i due regni Pahlavi, la Repubblica islamica) le rotture e le continuità più rilevanti.Particolarmente brillanti risultano essere, a giudizio di chi scrive, i capitoli Il pugno di ferro di Reza Shah e Interregno nazionalista, in cui l’a. affronta la costruzione dello Stato centrale e l’emersione del notabilato con una tale precisione, nominando uno a uno i notabili e gli intrecci familiari, da ricordare le descrizioni dei sistemi feudali e di stratificazione sociale di Max Weber. Di uguale livello è il capitolo La rivoluzione bianca di Muhammad Reza Pahlavi, in cui l’a. tratta dei complessi processi di trasformazione sociale, fenomeni di ampio respiro ed enorme portata, con estrema puntualità; la stessa puntualità che si trova in chiusura del volume, la cui seconda appendice, Protagonisti, ritrae numerose e importanti personalità.Nonostante la pretesa divulgativa, nel libro è forte e ben presente lo stampo tipico delle opere dell’a., la sua attenzione alle questioni del lavoro, delle diseguaglianze e della distribuzione della ricchezza come motore dei cambiamenti sociali e politici. Pare tuttavia infondata la critica che vedrebbe in lui un atteggiamento di condanna del regno dello Shah e non della Repubblica islamica. Tale interpretazione è viziata forse dall’ampia trattazione del periodo monarchico, che costituisce il campo d’indagine privilegiato dell’a., essendosi egli concentrato sulla storia dei movimenti marxisti nel periodo pre-rivoluzionario (si ricorda qui l’importante Iran between two revolutions, Princeton, Princeton University Press, 1982). In più, il volume è dedicato agli «oltre trecento prigionieri […] impiccati […] per essersi rifiutati di fingere di credere nel soprannaturale», alludendo alla sorte dei prigionieri politici durante la guerra Iran-Iraq (1980-1988).In conclusione, Storia dell’Iran non è solamente un ottimo atlante e strumento di navigazione nel ’900 iraniano, esso è anche un volume che riassume in maniera raffinata decenni di lavoro e di riflessione storiografica sul paese.


Paola Rivetti