SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Nazione e controrivoluzione nell'Europa contemporanea 1799-1848,

Eugenio Di Rienzo (a cura di),

Milano, Guerini e Associati, pp. 271, euro 18,00 2004

Il ruolo che, nel ciclo politico europeo aperto dalla Grande Rivoluzione, hanno i movimenti antigiacobini e antifrancesi costituisce oggetto di ricorrenti dibattiti storiografici, i quali, non di rado, si sono caratterizzati per un forte tasso di coinvolgimento all'interno del discorso politico e del conflitto ideologico otto-novecentesco. E questo vale per la Francia, che ha dovuto fare conti storiografici lunghi e non poco complessi con il fenomeno vandeano, fino alle classiche monografie di Paul Bois e di Charles Tilly e, recentemente, al revisionismo radicale di Pierre Chaunu, convinto che contro l'Ovest contadino venga perpetrato un vero e proprio genocidio, sorta di laboratorio del feroce Novecento. Ma il problema si pone anche per quei territori europei, nei quali la stagione giacobina e le guerre francesi mettono in moto il pendolo della rivoluzione e della controrivoluzione e, con esso, ermeneuticamente e politicamente, l'alternativa tra città e campagna, laicismo e religiosità, élites e masse, organizzazione e spontaneismo, società e comunità. Fino alla sottolineatura di un'ulteriore e complessiva dicotomia: tra le guerre espansionistiche della Grande Nazione e la risposta protonazionale delle insorgenze antifrancesi, che sconvolgeranno la Spagna, il Portogallo, la Toscana del ?Viva Maria?, il Mezzogiorno dei sanfedisti, eccetera. Inutile aggiungere che anche nella storiografia non francese, la questione ha creato fratture ermeneutiche. Basti ricordare il salto dall'interesse volpiano per il fenomeno alle asprezze del Croce. Al tema, che è di enorme interesse analitico oltre che interpretativo, sono dedicate le pagine di questo volume collettivo, curato da Eugenio Di Rienzo e aperto da due ampi saggi di discussione storiografica dello stesso Di Rienzo e di Antonino De Francesco. Seguono gli scritti di Giuseppe Cirillo sulle insorgenze italiane, di Jean-Clément Martin sulle campagne francesi controrivoluzionarie, di Jordi Canal sul carlismo, di Fátima Sá Melo Ferreira sul miguelismo. Il quadro che se ne ricava resta tuttavia interlocutorio, per così dire. Sia pure partendo da ispirazioni storiografiche piuttosto omogenee, i saggi finiscono infatti per mostrare che, se la tradizione giacobina e marxista poteva aver sottovalutato il fenomeno, attribuendo ad esso caratteri residuali e talvolta liquidandolo come mera espressione di irrazionalismo plebeo e contadino, non per questo un'analisi più ravvicinata può tout court racchiudere episodi, fasi e contesti certamente diversi fra loro all'interno di una nitida interpretazione delle insorgenze come fenomeno protonazionale. Come (per citare Martin) momento di ?politicizzazione capillare delle masse? e ?alternativa di lunga durata? alla canonica costruzione ? rivoluzionaria e poi liberale ? della nazione. Il problema, grazie anche alle suggestioni di questo libro, resta aperto e (per buona fortuna) l'interpretazione, come quel pendolo tra rivoluzione e controrivoluzione, continua ad oscillare.


Paolo Macry