SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Storia d'Italia e identità nazionale. Dalla Grande Guerra alla Repubblica

Eugenio Di Rienzo

Firenze, Le Lettere, 264 pp., euro 19,50 2006

Nel volume di Eugenio Di Rienzo sfila una parte importante della storia della storiografia e della cultura italiane. Facendo perno sulla figura di Gioacchino Volpe, l'autore ripercorre i progetti, le idee, gli spunti e le tensioni di almeno tre generazioni di storici italiani alle prese con il tema della nazione italiana. All'interno di un quadro di riferimento che parte dalla Grande guerra e arriva al secondo dopoguerra (con qualche incursione nel dibattito attuale), Di Rienzo dedica ampio spazio al progetto di una storia italiana in collaborazione, cioè una collana a più voci, che l'editore Zanichelli commissionò allo storico di Paganica nel 1921. Ispirato alle ricerche svolte presso l'Ufficio storiografico della mobilitazione negli anni della guerra, il programma di lettura «totale» della nostra storia fu compromesso nel corso degli anni successivi dalla sempre più accesa battaglia politica. Da questo punto di vista la rottura tra Volpe e Guido de Ruggero nel 1925 è davvero esemplificativa della saldatura drammatica e inevitabile tra storia e politica, tra l'impegno dello scienziato e la passione civile. Dopo Matteotti e i manifesti di Croce e Gentile una buona parte della comunità degli storici si trovò a decidere, a scegliere. Da quel momento in poi ostinati furono i tentativi di Volpe di tenere in vita il suo progetto di storia nazionale, chiamando a raccolta intellettuali allineati e non al regime. Fin qui la «cronaca» ? certamente brutale nella sua estrema sintesi ? del saggio di Di Rienzo che almeno su due punti non convince. Salutato dalla stampa come lavoro storiografico elaborato su inediti (Dino Messina sul «Corriere della Sera» del 31 ottobre 2006), il saggio si avvale in realtà di documenti e ricostruzioni già noti ma qui appena sfiorati dalle note bibliografiche. Nulla di grave: il risicato spazio concesso dagli editori costringe spesso gli autori a citare ? quasi distrattamente ? autori e opere che spesso andrebbero richiamati ? per un estremo scrupolo filologico ? quasi a ogni nota. Il punto semmai più importante e critico del lavoro è un altro. Aleggia infatti anche in questa ultima fatica di Di Rienzo la costante tentazione di «giudicare» ora questo ora quello. La critica si abbatte impietosamente sugli intellettuali che avrebbero «tradito» precedenti amicizie, posizioni, percorsi, addirittura ideali. Significativo è il giudizio sul Croce, prima allevatore di umori anti-giolittiani e poi fermo sostenitore dell'uomo di Dronero. Anche di fronte a storici notoriamente anti-fascisti, come Salvemini e Salvatorelli, l'autore trova il modo di mostrarne ombrose ambiguità. Al di là delle evidenti forzature nella lettura di una vicenda complessa e delle legittime interpretazioni, rimane sempre il quesito di fondo: perché giudicare e non accogliere empaticamente l'accidentato e drammatico dibattito sulla nazione italiana?


Barbara Bracco