SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Architettura dell’occupazione. Spazio politico e controllo territoriale in Palestina e Israele

Eyal Weizman

Milano, Bruno Mondadori, 344 pp., euro 25,00 (ed. or. London, 2007) 2009

Hollow Land (questo il titolo dell’edizione originale del volume) rappresenta lo sbocco più sistematico delle ricerche di Eyal Weizman, architetto israeliano formatosi presso l’Architectural Association e oggi direttore del Centre for Research Architecture della University of London. Il suo lavoro osserva, da una prospettiva fortemente critica, i processi di trasformazione insediativa e infrastrutturale del territorio palestinese e israeliano, leggendoli come il risultato di politiche e strategie «di occupazione» i cui esiti appaiono «non meno violenti e distruttivi» rispetto a quelli degli eventi bellici.Il libro si articola in nove capitoli disposti secondo una sequenza approssimativamente cronologica che prende le mosse dalla guerra del 1967, affrontando temi come l’urbanistica e l’archeologia di Gerusalemme, la costruzione della fortificazione israeliana lungo il canale di Suez (1967-73), il processo di colonizzazione della Cisgiordania, la morfologia degli insediamenti pianificati, la geografia dei posti di controllo nati a seguito degli accordi di Oslo (1993), la costruzione del Muro, la logica spaziale delle operazioni di guerriglia urbana israeliana, l’evacuazione della Striscia di Gaza (2005), il controllo dello spazio aereo.L’analisi insiste in particolare sul rapporto tra paesaggio, tecnologia e confini. Il compito di inscrivere su uno stesso territorio una separazione, sempre incerta e provvisoria, tra due popolazioni chiama in causa diverse forme di sapere tecnico-scientifico che organizzano lo spazio su più livelli, non solo nelle due ma nelle tre dimensioni: antenne telefoniche, strade sotterranee, viadotti, reti di controllo, punti di osservazione, contribuiscono a progettare i rapporti tra i territori e gli abitanti, in un continuo scambio di teorie e pratiche tra saperi civili e saperi militari.Pur ponendo al centro della propria interpretazione il rapporto tra spazio e potere, il volume non propone una lettura semplificata delle trasformazioni territoriali e sottolinea invece la molteplicità degli attori coinvolti e la complessità dei fattori in gioco. Non sempre la pianificazione governativa o militare appaiono decisive, mentre conta molto il continuo variare degli assetti sotto la spinta di una pluralità di forze che, dall’alto come dal basso, fanno oscillare di continuo il senso del confronto e il significato stesso dei termini, dei valori e dei diritti in campo.Weizman ha scritto un libro lucido e militante che unisce in modo raffinato analisi storica, costruzione teorica e discorso politico. Gli obiettivi dichiarati del volume sono legati alla drammatica specificità del contesto analizzato e si riassumono in un’esplicita denuncia dell’insensatezza di ogni politica della separazione. Ma gli spunti proposti possono rivelarsi di grande interesse anche in un senso più ampio e il libro lascia intravedere potenziali intersezioni con una parte significativa della più recente storiografia sulla costruzione sociale del paesaggio e delle grandi infrastrutture.


Filippo De Pieri