SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Alle origini dei corridoi pan-europei. La Ferrovia Transbalcanica Italiana (1890-1940)

Ezio Ritrovato

Bari, Cacucci, 190 pp., euro 16,00 2006

Durante il Risorgimento, per quanto riguarda i collegamenti ferroviari internazionali, le attenzioni furono concentrate sulle gallerie ferroviarie transalpine, a partire dal tunnel del Moncenisio (Fréjus) inaugurato nel 1871, e sulla ferrovia Adriatica tra Bologna e Brindisi, completata nel 1865, che rappresentava un tratto del grande itinerario Occidente-Oriente chiamato «Valigia postale delle Indie», il maggiore traffico commerciale del mondo tra la madrepatria Inghilterra e la popolosa colonia delle Indie britanniche. Oltre al traffico della «Valigia» e alle ferrovie transalpine, con l'entrata dell'Italia unita nel novero delle grandi potenze, vennero presentati a più riprese progetti che integravano un vero e proprio «imperialismo ferroviario», cioè il tentativo di espandere l'influenza economica nazionale grazie alla realizzazione di ferrovie in territori stranieri, spesso proposte in competizione con altri Stati europei. Tra questi progetti si possono ricordare i disegni strategici portati avanti con la Transetiopica di collegamento fra Eritrea e Somalia e con la Transahariana da Tripoli verso il Lago Ciad. Tutti i casi di imperialismo ferroviario erano rappresentati da progetti sommari, nonché da numerosi articoli scritti su giornali e riviste da ferventi colonialisti, il tutto rimasto senza alcun seguito a parte qualche tratto di binario realizzato per servizi merci e passeggeri di carattere locale. A uno di questi grandiosi progetti è dedicato il libro di Ezio Ritrovato sulla Ferrovia Transbalcanica italiana dal 1890 al 1940, nata nelle idee di promotori come linea concorrente con la Berlino-Bagdad, che rischiava di porre i Balcani sotto l'influenza strategica ed economica tedesca. Nel progetto di Transbalcanica si ritrova peraltro una similitudine con il tracciato di uno dei «corridoi» proposti recentemente a livello di Unione Europea: il corridoio n. 8 fra Durazzo in Albania e Varna sul Mar Nero, attraverso la Macedonia e la Bulgaria. Condotta sulle pubblicazioni specialistiche e sulla stampa coeva, nonché sugli archivi della Banca Commerciale e del Credito Italiano, che all'epoca sovvenzionarono i progetti ferroviari del Levante europeo e asiatico, la ricerca si divide in due parti: la prima dedicata alle ferrovie transnazionali nell'Europa orientale e la seconda al caso specifico della Transbalcanica italiana, di cui segue a grandi linee le vicende, dalle prime iniziative, all'avvio temporaneo dei lavori nei primi chilometri, alla crisi e all'abbandono del progetto. Progetto che ebbe il suo massimo paladino nell'ingegnere napoletano Giacomo Buonomo, già impegnato in studi di ferrovie nell'Africa Italiana, il quale dalla Grande guerra al ventennio fascista sostenne in tutte le sedi l'idea della Ferrovia Transbalcanica Roma-Valona-Costantinopoli, che del resto al momento della prima guerra mondiale vedeva già in parte realizzato il suo itinerario sulla direttrice danubiana. Mancava il tratto da Monastir a Valona di circa 260 km, che avrebbe permesso di collegare direttamente l'Adriatico, l'Egeo e il Mar Nero.


Stefano Maggi