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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Palestina 1881-2006. Una contesa lunga un secolo

Fabio De Leonardis

Prefazione di Bassam Saleh, Napoli, La Città del Sole, 452 pp., Euro 18,00 2007

L'a. di questo libro non pretende di essere uno storico e di presentare una sua propria ricerca. Al contrario egli dichiara di presentare «un lavoro di raccolta e filtraggio critico, basato esclusivamente su fonti di seconda mano [...], ma al tempo stesso originale, in quanto si focalizza in particolare sul punto di vista della sinistra palestinese (FPLP, FDLO e Partito Comunista), laddove invece la maggior parte degli autori sono schiacciati su quello di Fatah» (p. 14). Di fatto il libro presenta una sintesi basata su una parte della storiografia israeliana e su alcuni altri studi storici tradotti in inglese, oltre che su diversi siti internet. Ne risulta una narrazione interessante, con alcuni spunti che vengono spesso trascurati quando si narra la storia del conflitto israelo-palestinese, perché sono considerati meno rilevanti per la storia politica o perché riguardano la storia di gruppi deboli politicamente: le diverse dinamiche della società civile ebraica nel periodo del mandato britannico (cap. 4); la storia dei profughi palestinesi; la storia dei Mizarahim; la storia dei palestinesi divenuti cittadini israeliani (cap. 6); il fenomeno dei Rifusnik israeliani (p. 383). Collegando dinamiche del conflitto con dinamiche sociali interne a entrambe le società, e ispirato dalle analisi della sinistra palestinese, De Leonardis ci offre una chiave di lettura critica non solo della dirigenza dello Stato di Israele, ma anche di quella palestinese.Il problema principale di questa narrazione non deriva tanto dalla prospettiva politica dell'a., quella cioè di auspicare la nascita di uno Stato multietnico al posto dello Stato d'Israele (p. 399-400), quanto dal desiderio di adattare la narrazione storica a questa prospettiva. Egli usa spesso un vocabolario ideologico (datato) come per esempio «Tel Aviv» per indicare il governo israeliano (ad es. alle pp. 160 e 363) o «Palestinesi dell'interno» (p. 170) per i palestinesi che appartengono alla minoranza palestinese che vive in Israele, e a volte anche, leggendo in modo non attento le fonti, cambia leggermente il loro senso. Così, per esempio, si riporta una citazione (p.183) da Benny Morris (Vittime, Storia del conflitto arabo-sionista 1881-2001, Milano, Rizzoli, 2001, p. 381), secondo cui dopo la Guerra di Suez «quello che i politici arabi più antisraeliani affermavano da tempo - che Israele era il ?braccio armato" dell'imperialismo in Medio Oriente - era ormai un dato di fatto». Invece Morris, premette a questa frase le parole «Agli occhi di molti», riferendosi al mondo arabo, e certamente non sposa questa affermazione (cosa ancora più chiara nella versione ebraica). Inoltre, spesso non è evidente su quale fonte si basa la cronaca (solo le citazioni sono esplicitamente indicate). In tale modo, lo scopo dell'a. di dare un contributo alla prospettiva della sinistra palestinese sul conflitto israelo-palestinese, dandole una base storiografica solida, risulta danneggiato da una lettura non sempre fedele alle fonti, piuttosto che dalla loro interpretazione.


Raya Cohen