SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La politica scolastica del Partito Comunista Italiano dalle origini al 1955

Fabio Pruneri

La Scuola, Brescia 1999

L'opportunità di questo volume e dei molti studi usciti sulla storia del Pci nell'ultimo decennio ha avuto origine dall'apertura agli studiosi dell'archivio storico dei documenti sul secondo dopoguerra. Nel servirsi di questa messe di documenti Pruneri è andato molto oltre gli obiettivi preannunciati nel titolo del volume, nel quale la politica scolastica viene ad essere inquadrata in una prospettiva culturale nel senso lato del termine. In tal senso vengono presi in considerazione non soltanto i dibattiti e i programmi in materia scolastica del Pci, ma anche le discussioni sui modelli pedagogici, sulla cultura popolare, sulla mobilitazione delle masse, sull'editoria, sui media e sulla questione sindacale. Anzitutto, la nascita del Partito Comunista d'Italia nel primo dopoguerra sposta i termini dei dibattiti sulla scuola rispetto alle discussioni che si erano sviluppate nelle componenti politico-culturali socialiste e radicali di inizio secolo. In effetti, per una buona parte dei militanti comunisti la scuola non viene più vista in parallelo all'emancipazione culturale e politica delle masse, ma come un aspetto secondario rispetto ai compiti rivoluzionari della classe operaia e del suo partito. Al contempo la necessità di una scuola per i quadri e per i militanti comporta una costante attenzione per la scuola e l'educazione, questioni che nelle strategie di partito vengono dunque recuperate in altra chiave. Il volume di Pruneri si interroga sui giudizi del Partito Comunista in merito alla politica educativa del Ventennio, nella volontà di delineare una linea di continuità tra le tendenze politico-culturali maturate nel contesto dell'antifascismo militante e i programmi elaborati nel corso della fase costituente. L'a. offre un quadro assai variegato delle posizioni presenti nel Partito Comunista, che sono ricondotte ad una progressiva sedimentazione di interessi e di istanze politico-culturali talvolta molto diverse. Si pensi alle diversità emerse nel periodo della Costituente tra Marchesi, da una parte, e Banfi, dall'altra o al contrasto sulla politica culturale tra Togliatti e Vittorini. Nel volume emerge poi la netta divisione per aree dell'Italia fuoriuscita dalla Resistenza, una divisione che oppone un Sud poco reattivo nei confronti dell'innovazione didattica ad un Nord dove sono sperimentate delle esperienze di educazione partigiana. Nell'ultima parte del volume viene analizzato attentamente il susseguirsi degli interventi educativi del partito, che si snodano, con molte contraddizioni, in conformità alla strategia togliattiana dell'adozione della democrazia progressiva. Lo studio di Pruneri si interrompe al 1955, quando nella politica scolastica del Pci inizia ad emergere un orientamento volto a superare la tradizione umanistica elitaria e ad aprirsi definitivamente alla scuola di massa.


Filippo Sani