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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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?Senza fratellanza non è libertà?. Pacifico Valussi e la rivoluzione veneziana del Quarantotto

Fabio Tafuro

Milano, Franco Angeli, pp. 215, euro 18,00 2004

Anche nella benevola analisi dell'autore, Valussi (1813-1893), patriota e poi notabile friulano, non risulta né un pensatore sottovalutato né un politico significativo. Ma il pensiero e l'azione ne diventano interessanti per l' intensa attività di giornalista, iniziata a Trieste e proseguita poi a Venezia per tutto il periodo repubblicano, il più vivace di una vita pubblica lunga e operosa. Dopo un profilo biografico il libro ne affronta i temi principali: il ruolo di Pio IX e la Costituente, il rapporto con i vicini popoli slavi, quello delle classi dirigenti con il popolo. La posizione di Valussi è incerta. Di simpatie certamente neoguelfe ma vicino ad ambienti mazziniani, devoto seguace di Tommaseo nei suoi spiccati interessi per l'area veneta, tiene ferme due posizioni di fondo: l'opposizione ai progetti sabaudi e la necessità dell'egemonia cattolica nella rinascita nazionale. È comprensibile quindi che il Quarantotto gli crei difficoltà di analisi e di schieramento. Questo spiega l'incertezza dei suoi interventi sulla questione della Costituente, in cui pure prende posizione per Montanelli contro Gioberti, e almeno in parte le più imbarazzanti analisi della svolta romana che segna la fine del neoguelfismo. Al confine tra libera opinione e disinformazione Valussi accredita Pio IX come un ostaggio delle diplomazie che diffondono a suo nome messaggi ingannatori, o come un grande politico misconosciuto che con le sue scelte ha agevolato gli sviluppi del movimento nazionale e sgombrato il campo per una futura egemonia compiutamente spirituale della Chiesa cattolica su di esso. Più coerenti sono le considerazioni sui vicini slavi. Valussi pensa, con Tommaseo, che il loro nazionalismo può essere un prezioso alleato contro l'Austria, e va quindi incoraggiato e sostenuto anche con una migliore conoscenza reciproca. In più non solo ipotizza la nascita di un possibile Stato ?illirico?, ma prevede per la costa dalmata un regime di neutralità come zona franca per garantire la convivenza delle diverse nazionalità. Come si è detto il nucleo più significativo dell'attività di Valussi sta nella sua figura di mediatore fra politica e società, e nella consapevolezza dell'importanza strategica di questo ruolo. In quest'ottica, che andava forse più privilegiata, in qualche modo le contraddizioni culturali del personaggio sembrano potersi ricomporre. Emergono infatti posizioni che rinviano implicitamente a un'idea di nation building destinata a durare ben oltre il Quarantotto: attenzione costante al popolo con uso pedagogico della comunicazione, ?educazione civile? basata su scienza e religione che uniscono in luogo della ?politica eccitante? che divide, riscoperta dell'associazionismo corporativo contro i danni del libero mercato, pratica e pubblicizzazione dell'?intelligente carità? contro le tentazioni del comunismo, tutti mezzi che possono evitare l'intreccio pericoloso fra questione nazionale e questione sociale che il Quarantotto minaccia. È su questo terreno che l'operato di Valussi, e di altri personaggi di secondo piano e poco noti come lui, può essere meglio apprezzato.


Giuseppe Civile