SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'estetizzazione della politica. Il fascismo come anti-Italia

Fabio Vander

Postfazione di Pietro Barcellona, Bari, Dedalo, pp. 240, euro 14,46 2001

Prezioso libretto. Vender spariglia le carte degli storici con la sua doppia matrice filosofica e storica. Lucidissimo, apodittico, gobettiano: le virtù del giudizio fermo e conseguente, se del caso nominativo, gli pertengono. Non altrettanto quelle della sfumatura. Ma è arduo tenerle insieme. ?Questo è un libro di filosofia. [...] il tentativo di isolare la radice teorica unitaria della cultura e della ?politica' fascista? (p. 23). L'oggetto e il vero titolo stanno nel sottotitolo, il titolo dirò apoditticamente non è intrinsecamente necessario. Il ragionamento si svolge incalzante attraverso quattro capitoli, preceduti da una Premessa e una Introduzione: Il fascismo come guerra civile; Che cos'è anti-italianità italiana? I capitoli con Marinetti e Gentile al centro rappresentano il fascismo come ?regime futurista di massa? (p. 93), capovolgendo la formula togliattiana: modernità, quindi, in prospettiva tutt'altro che retrograda e provinciale, con l'Italia truce e terribile ?laboratorio del '900? (p. 20). Siamo lontani da ogni trattamento riduttivo della storia d'Italia e del fascismo, in chiave di parentesi, di parodia, di qualsivoglia sottovalutazione. Ci si muove alle altezze del tragico. E vi si coinvolge a pieno titolo Gentile, che Vander in un confronto intellettuale, che è anche personale, con Gennaro Sasso considera il più lucido e determinato nel dare sostanza culturale alla volontà politica del fascismo: lo Stato fa la nazione; e seleziona d'autorità, invera o azzera, il passato, le identità, i comportamenti. L'ideologia anti-italiana prospera in questo convincimento che si possa e debba andare contro la storia, contro il popolo italiano così com'è. Il preconcetto anti-italiano non è solo di Mussolini vecchio e rancoroso: è il punto di partenza del fascismo. La patria se muore in un punto muore il 28 ottobre 1922. La guerra civile è quella imposta sin dal principio dal fascismo e non l'?anti-guerra civile? della Resistenza, che è ?restitutio Italiae? e non ?finis Italiae? (p. 10). Non seguo l'autore in questo suo tornare per le alte vie alle più rassicuranti pianure della ?guerra di civiltà? e degli uomini e no. L'?ideologia anti-italiana? fa parte integrante dell'identità italiana. E permane, ad onta dei nomi.


Mario Isnenghi