SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L’unità sindacale (1968-1972). Culture organizzative e rivendicazioni a confronto

Fabrizio Loreto

Roma, Ediesse, 393 pp., euro 18,00 2009

L’approdo a un lavoro storico rigoroso è sempre benvenuto. Il volume di Loreto, frutto di un dottorato di ricerca, consente di seguire il percorso di studio dell’a. per conseguire tale risultato. Coraggioso nell’affrontare questioni assai complesse e sincero nel porre apertamente interrogativi e problematiche, lo studio sembra crescere nel suo farsi, fino alle interessanti pagine di conclusione dedicate alle «culture sindacali», che trovano alcuni limiti solo nel riemergere delle contraddizioni ancora presenti nell’impostazione d’avvio. L’attenta ricostruzione dei passaggi relativi alle trattative per giungere all’unità sindacale tra gli anni 1970 e il 1972, che occupa la parte centrale del libro, si avvale di una documentata conoscenza dei fatti e di una riflessione storiografica senza pregiudiziali chiusure d’orizzonte; un tratto distintivo, quest’ultimo, che sollecita ad uscire dal tunnel delle chiusure ideologiche quella letteratura militante che identifica la Cgil con lo stesso movimento sindacale.Dall’analisi dei fatti ricostruiti, dunque, proviene il contributo più significativo del libro: la dichiarazione di «fallimento» di quella unità sindacale che era stata adombrata nei primi anni ’70. Si tratta di un’affermazione che ha molteplici implicazioni storiografiche, in quanto ridimensiona la diffusa percezione della Federazione unitaria Cgil-Cisl-Uil come tappa e proiezione verso l’«unità organica». Così, merita di essere evidenziato il tentativo, «nel fermarsi a riflettere sulle cause di tale fallimento», di individuare le ragioni che rendevano impossibile «nei fatti il sorgere di un nuovo sindacato» non soltanto nel comportamento delle classi dirigenti e nel sistema dei partiti, ma nel «più rilevante motivo [che] riguarda le diverse culture presenti nel sindacato italiano e il loro rapporto con la prospettiva unitaria» (p. 346). Partono da qui alcune osservazioni sulla cultura della Cisl, con l’intento di comprendere le ragioni di critica a quel movimento unitario da parte di alcuni significativi esponenti di questa confederazione. E se l’atteggiamento sindacale socialista viene tratteggiato con attenzione, emerge tuttavia una qualche ritrosia ad approfondire la complessa cultura della Cgil, il suo «aggiornamento» circa il «ruolo politico» del sindacato, il suo peculiare rapporto col Pci (p. 353). Si riverberano, forse, in questi passaggi alcuni profili irrisolti dell’impostazione d’avvio dell’opera, in cui, dopo aver assunto il paradigma sindacale unitario del 1944, destoricizzato dal suo contesto, si mostra di accedere all’idea di un «biennio rosso» aperto dal ’68, come tributo alle suggestioni offerte da Trentin. Il lavoro di Loreto ci consente comunque, a più riprese, di individuare il nodo fondamentale: il porsi storico della questione dell’unità sindacale in connessione, da un lato, a un lungo e complesso processo che si sviluppa durante gli anni ’60 e, dall’altro, all’intensa partecipazione dei lavoratori durante l’autunno sindacale del 1969.


Andrea Ciampani