SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La cultura del Code Civil. Un profilo storico

Fabrizio Marinelli

Padova, Cedam, pp. 236 euro 21,00 2004

Generalmente analizzato come un passaggio chiave del processo di modernizzazione sociale avviato in Francia, e nell'intera Europa, dalla Grande Rivoluzione, il Code Napoléon offre un'interessante chiave di lettura anche per chi si proponga di ricostruire la vicenda della cultura giuridica francese in una prospettiva attenta sia agli aspetti dogmatico-costruttivi che alle concrete ricadute sulla prassi. Attraverso il prisma ottico del Code Civil è possibile, infatti, cogliere in tutta la loro portata le grandi trasformazioni che, nel corso degli ultimi secoli, hanno investito in Francia l'orizzonte della scienza giuridica, modificando progressivamente il modo stesso di concepire il diritto, i suoi istituti, i rapporti con il legislatore e con la società civile. Affrontare questo tipo di analisi, significa, naturalmente, oltrepassare i confini di una mera storia della codificazione napoleonica, per chiamare in causa un contesto problematico sostanzialmente coincidente con la vicenda della modernità giuridica e della sua crisi. Proprio questo sembra essere l'obiettivo perseguito da Fabrizio Marinelli con il volume La cultura del Code Civil, un saggio nel quale il confronto con la costellazione ideologica e scientifica presente alla base del Code Napoléon diviene l'occasione per una ?ricostruzione storica ed analitica del diritto civile in Francia?, specificamente diretta ad evidenziare ?l'evoluzione metodologica, le accelerazioni ed i ritardi, le radici, gli sviluppi e le prospettive? di un contesto di esperienza decisivo per l'evoluzione di tutto il diritto europeo. Come è naturale che sia, al centro dell'indagine ? che copre quasi quattro secoli di storia del diritto ? si pone la complessiva vicenda evolutiva della ?forma codice?, considerata come categoria chiave del moderno discorso giuridico: la storia della sua genesi intellettuale nel laboratorio del razionalismo giuridico settecentesco, ma anche quella della sua trasformazione postrivoluzionaria attraverso il divenire di un dibattito metodologico destinato ad incidere profondamente nelle modalità di articolazione del rapporto tra legislatore e interprete. Così, se il punto di partenza di questo percorso può essere identificato con la classica interpretazione del Code Napoléon come prototipo applicativo di una scienza giuridica pensata «quale epistéme del verificabile» (Cotta), il suo punto di arrivo coincide con il pieno dispiegarsi di un processo decostruttivo diretto a decifrare dietro gli ingranaggi di questa grandiosa macchina normativa ?il grande gioco della borghesia che si autotutela e si autoregola?. In mezzo, i molteplici passaggi di un inesauribile processo di reinterpretazione riflessiva attraverso il quale il Code Civil ha potuto imporsi ? al di là della sua stessa sostanza normativa ? come la figura chiave di un ?discorso sul diritto?, decisivo per la definizione delle concrete modalità di autoregolamentazione della società francese.


Luca Scuccimarra