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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Saggio sul sistema politico dell'Italia liberale. Procedure fiduciarie e sistema dei partiti fra Otto e Novecento

Fabrizio Rossi

Soveria Mannelli (Cz), Rubbettino, pp. 153, euro 7,75 2001

Il libro indaga in chiave comparata i ?caratteri originali? della forma di governo e del sistema politico dell'Italia liberale, utilizzando il filo rosso della storia di due fondamentali procedure parlamentari quali le votazioni di fiducia per il governo che presenta il suo programma alle Camere e per l'esecutivo in carica che si trova, dopo le elezioni, di fronte ad una nuova Camera. Attraverso un ampio e accurato lavoro di ricerca condotto sugli atti parlamentari dal 1848 al 1924, l'autore, funzionario del Senato della Repubblica e collaboratore delle facoltà di Scienze Politiche di Bologna e Roma Tre, ripercorre con gli strumenti del diritto costituzionale e della politologia i precedenti e lo sviluppo delle ?convenzioni costituzionali? della fiducia preventiva e della fiducia della Camera neo-eletta, individuandone la definitiva affermazione a metà dell'età giolittiana, rispettivamente a partire dal 1906 e dal 1909. L'istituzionalizzazione di queste pratiche, concomitante con l'adozione della sessione parlamentare unica di legislatura, è spia dell'accresciuto ruolo della Camera elettiva, ma non segna il superamento della forma di governo dualistica basata sulla ?doppia fiducia?, regia e parlamentare, che caratterizza la storia costituzionale prima piemontese, poi italiana fino al fascismo. L'autore, contestando una tradizione interpretativa consolidata, definisce il sistema politico-istituzionale dell'Italia liberale né costituzionale, né parlamentare, ma semi-parlamentare dal momento che si regge sulla condivisione del potere d'indirizzo politico da parte della corona e della camera elettiva con l'esecutivo in posizione intermedia, secondo il canone del ?parlamentarismo storico? ottocentesco. La comparazione con i modelli classici di Francia e Gran Bretagna mette bene in luce il carattere ibrido del caso italiano. La regola del ?sincero esperimento? che prevale fino all'inizio del Novecento è giustificata sulla base di un travisamento del paradigma d'oltremanica, dove l'esecutivo fa ricorso alla fiducia preventiva solo in casi eccezionali (1886, 1892, 1924), quando l'inceppamento del sistema bipartitico lo priva della tradizionale legittimazione del corpo elettorale. Allo stesso modo, l'adozione delle procedure fiduciarie preventive tipiche della Terza Repubblica francese non comporta l'analogo ridimensionamento della figura del capo dello Stato e il passaggio all'assemblea elettiva del completo potere di disporre della formazione dei governi. La peculiarità italiana della perdurante centralità della Corona (decisiva in numerosi passaggi storici, fra i quali il 1915 e il 1922) è spiegata dall'autore alla luce della mancata legittimazione dello Stato, intesa, in termini farnetian-pombeniani, come ?mancata formazione di un sistema di partiti in grado di alternarsi al potere? (p. 137), passaggio ritenuto indispensabile per risolvere i problemi interconnessi della democratizzazione e della trasformazione in senso parlamentare del regime liberale.


Gian Luca Fruci