SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Storia sociale dell'automobile in Italia

Federico Paolini

Roma, Carocci, 154 pp., Euro 13,50 2007

Lo sviluppo della motorizzazione in Italia non costituisce solo un indicatore della crescita economica, ma anche un parametro del tipo di sviluppo perseguito dall'Italia e di tali processi il volume offre una ricostruzione sintetica ma puntuale, ricostruzione che mette in luce anche le implicazioni socioculturali della diffusione dell'auto. Gli albori della crescita della motorizzazione conobbero una prima accelerazione con l'avvento del fascismo che vide nella diffusione dell'auto un segno della potenza del regime. Fu sotto il fascismo che vennero avviate le primi grandi opere autostradali in risposta alle richieste che venivano dai produttori. La promozione dell'auto per tutti, obiettivo ideologico perseguito anche dai nazionalsocialisti, si scontrò però con le limitate possibilità di consumo della popolazione pur segnando qualche passo avanti con l'introduzione della Topolino. Fu solo nel dopoguerra che si registrò lo sviluppo della motorizzazione di massa. Il fenomeno ebbe però caratteristiche specifiche nel caso italiano. Prima di tutto il tasso di motorizzazione fu più lento rispetto a quelli di altri paesi europei per poi conoscere un'accelerazione negli anni '70 e '80 quando l'indice di incremento delle vendite portò l'Italia in vetta alle classifiche. In secondo luogo il mercato italiano fu segnato fino agli anni '80 dal predominio delle marche italiane e in particolare della Fiat, una peculiarità che venne progressivamente meno nel corso del decennio come conseguenza della messa in produzione di modelli di scarso successo e del prevalere di una strategia basata sulla finanziarizzazione anziché sulla progettazione industriale. La terza specificità della diffusione del mezzo automobilistico è stata la subordinazione delle scelte urbanistiche e di lavori pubblici al predominio dell'automobile, una politica che ha spesso incontrato il sostegno delle associazioni di categoria. Quest'ultimo aspetto ha prodotto uno squilibrio soprattutto nei grandi centri urbani tra uso del mezzo pubblico e uso del mezzo privato, senza riuscire a trovare una soluzione anche per la resistenza dei cittadini divisi tra desiderio di minor traffico e minor inquinamento e la difesa dell'impiego del proprio mezzo a cui viene attribuito un elevato valore simbolico e sociale. Come ben ricostruisce Paolini, la diffusione della motorizzazione privata ha significato per i suoi utenti un ampliamento della sfera di libertà e un non marginale contributo all'aumento del senso di uguaglianza tra i cittadini. Le stesse persistenti limitazioni all'acquisto o all'uso della automobile da parte di alcune categorie (militari e religiosi) erano un chiaro indice del valore sociale che la popolazione attribuiva all'auto e al tempo stesso rispecchiavano anche il timore che settori della classe dirigente nutrivano verso la sua diffusione incontrollata.Scritto con un occhio rivolto al lettore non accademico, ma non per questo privo del necessario rigore scientifico, il volume di Paolini offre un'analisi del fenomeno precisa e utile e al tempo stesso consapevole delle acquisizioni più recenti della storiografia sui consumi.


Stefano Cavazza