SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Da vicino e da lontano. Fotografi e fotografie in Lucania

Ferdinando Mirizzi (a cura di)

Milano FrancoAngeli, 288 pp., € 28,00 2010

Negli anni successivi al secondo conflitto mondiale la Lucania fu in un certo senso eletta a laboratorio culturale e politico. La scelta era caduta su questa regione in quanto «per l'intensità dei problemi posti sul tappeto, per la rilevanza dell'investimento culturale, sociale e politico profuso, per la perspicuità delle risposte ottenute, si poteva leggere il Paese e, al suo interno, quel complesso processo di rappresentazione convenzionalmente definito come questione meridionale» (p. 21).Quel processo di rappresentazione e gli strumenti utilizzati, in particolare la fotografia dalla metà dell'800 all'oggi, senza dimenticare il cinema, sono al centro dei contributi di Enzo V. Allegro, Alberto Baldi, Carmela Biscaglia, Giovanna Calvenzi, Cosimo Chiarelli, Elisa Ciani, Pasquale Doria, Francesco Faeta, Lello Mazzacane, Marina Miraglia, Ferdinando Mirizzi, Antonello Ricci, Luigi Tomassini, Angela Verrastro, Antonella Zito, che compongono il volume degli atti del convegno tenuto a Tricarico e Matera nel dicembre 2006.Le varie relazioni sottolineano «come la fotografia abbia avuto una funzione importante nella costruzione di un'immagine della Lucania come luogo dell'arcaicità e dell'alterità, dell'arretratezza e dell'atemporalità, utile in funzione dei processi di rappresentazione della società italiana nel suo complesso» (p. 13). Gli sguardi interni e quelli esterni, ovvero quelli dei fotografi lucani e quelli dei fotografi che raggiunsero quella realtà per rappresentarla, su incarico di apparati dello Stato, di giornali o editori, hanno costruito uno specifico paradigma visivo «tra catastrofi e sottosviluppo, esotismo e realismo, stereotipi e necessità di attestare una condizione umana e sociale» (p. 14).Sfilano pertanto nelle pagine terremoti e briganti, foto di famiglia, di monumenti e di «panorami», di bozzetti di vita e ritratti etnografici predisposti a corredo delle inchieste parlamentari (a partire da quella di Faina del 1907-1910, fino a quella sulla miseria del 1951-1954), la documentazione visiva delle ricerche di ambito geografico-linguistico, svolte negli anni '20 e '30, e le immagini del giornalismo fotografico del secondo dopoguerra.Notevole è l'approfondimento rispetto al lavoro dei fotografi e all'attività degli studi locali, anche se non poche e non sempre giustificate sono le lacune.Non si riflette, ad esempio, in modo specifico sul lavoro dei fotografi esterni inviati dalle istituzioni pubbliche negli anni del fascismo oppure, nel secondo dopoguerra, da sindacati e partiti per la documentazione delle problematiche socio-economiche del territorio. E questo secondo percorso avrebbe anche consentito, ad esempio, un proficuo approfondimento intorno a figure di fotografi (Cartier Bresson, Gilardi, Pinna ecc.) condivisi da varie committenze.Per quanto il volume si presenti fortemente connotato da un approccio antropologico e storico-fotografico, esso si impone comunque all'attenzione più generale per la ricchezza dei problemi affrontati e, non ultimo, per l'ampia e sistematica correttezza di approccio alle fonti utilizzate.


Adolfo Mignemi