SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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In Russia prima del Gulag. Emigrati italiani a scuola di comunismo

Fiamma Lussana

Roma, Carocci, 223 pp., Euro 19,50 2007

È un libro dall'andamento altalenante, quello dedicato da Fiamma Lussana al tema della presenza degli emigrati italiani nelle scuole ideologiche create, in Unione Sovietica, «prima del Gulag», come recita il titolo, ovvero prima che il terrore di Stato sovietico si abbattesse, in varie forme, su tutte le comunità straniere presenti in URSS nel periodo 1935-1939. Perplessi lascia per esempio la lettura del secondo capitolo, dedicato a una panoramica della presenza antifascista in Unione Sovietica, dove, accanto a un uso ragionato della bibliografia esistente sul tema, spuntano talvolta come funghi note in cui l'a. rimanda direttamente alle fonti di archivio, in particolar modo alla documentazione del Partito comunista italiano conservata presso la Fondazione Istituto Gramsci (per esempio alla p. 38, nota 21) sembrando completamente ignorare che gli stessi autori, peraltro da lei citati in altri punti del volume, hanno a lungo lavorato proprio su quella documentazione e che pertanto essa non è più inedita.Interessanti, e in parte nuovi, sono invece i capitoli terzo, dal titolo Come si diventa «rivoluzionari di professione», e quarto A scuola di comunismo: chi sono gli allievi italiani. Nel primo dei due, in parte già pubblicato in due versioni parziali, l'a. (qui sulla base di documentazione inedita proveniente sia dalla Fondazione Istituto Gramsci che dall'Archivio Centrale di Stato) ricostruisce il ruolo di Gramsci quale promotore della creazione di scuole per rivoluzionari e poi quello di Togliatti che, a partire dal 1926, si occupa con costanza prima del settore italiano dell'«Università comunista delle minoranze nazionali dell'Occidente», poi dell'invio e della partecipazione degli emigrati italiani nonché dell'organizzazione stessa dei corsi alla «Scuola leninista internazionale». Di rilievo le pagine in cui l'a. ricostruisce il tipo di vita che condussero dentro e fuori la scuola i circa 300 allievi italiani che la frequentarono, il modo in cui essi si rapportarono alla realtà sovietica e al mito dell'URSS e come da questi furono forgiati, un dato, quest'ultimo, non da poco se si considera che, come l'a. osserva, alla fine del 1945 più di un terzo del Comitato centrale eletto dal V Congresso del PCI era formato da ex allievi delle scuole di Mosca.Fra i profili degli emigrati che Lussana sceglie di delineare con maggiore precisione spicca quello di Paolo Robotti, cognato di Togliatti, e della moglie Elena Montagnana, le cui lettere inedite da Mosca tra il 1932 e il 1935 vengono riportate in appendice. Anche qui però il taglio adottato suscita qualche dubbio: Robotti fu sì vittima del sistema staliniano (nel 1938 fu arrestato per essere poi dopo alcuni mesi rilasciato), ma nello stesso tempo fu anche persecutore di molti degli antifascisti italiani che furono condannati o fucilati in quegli anni. Un aspetto, quest'ultimo, che non viene nel volume assolutamente mai ricordato, neppure per inciso. Un libro dunque non privo di interesse, ma al quale sarebbe forse stato necessario dedicare più tempo.


Elena Dundovich