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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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«Fiducia nell’uomo e nell’intelligenza umana». La Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI) dalle origini al ’68

Luigiaurelio Pomante

Macerata, Eum, 403 pp, € 17,00 2015

Gli orientamenti intorno alla politica universitaria emersi nella Federazione universitaria cattolica italiana dalla sua fondazione, negli anni ’90 dell’800, fino al 1968 sono al centro del libro che intende approfondire un aspetto in genere marginalmente considerato nei numerosi studi sui rami intellettuali dell’Azione Cattolica. L’ampio volume inserisce, infatti, il dibattito della Fuci sull’università all’interno delle vicende complessive della Federazione, considerando i condizionamenti provenienti dalle gerarchie ecclesiastiche e dalle altre organizzazioni cattoliche e i rapporti con le autorità politiche, ma anche l’influenza esercitata dalle posizioni dell’associazione degli universitari all’interno della Chiesa italiana. La ricostruzione dei dibattiti interni alla Fuci proposta nel libro (sulla base di alcuni documenti d’archivio e soprattutto delle pubblicazioni dell’associazione) conferma il ricorrente contrasto tra le tendenze che volevano assestare la Federazione su un impegno prevalentemente di carattere religioso e culturale e quelle che puntavano a un intervento più accentuato in campo politico. Tale tensione era già affiorata nella fase di avvio, riflesso del contrastato influsso che le idee di Romolo Murri avevano avuto tra i giovani militanti cattolici. La volontà di essere cattolici fedeli e cittadini leali, che già nei primi anni del ’900 era stata costantemente rivendicata negli interventi pubblici dei fucini, contribuì alla diffusione nella Chiesa italiana di quei sentimenti nazionali che, nel dopoguerra, favorirono la risoluzione della questione romana, come pure la costruzione del mito della «nazione cattolica». La scelta della Fuci di circoscrivere la propria azione in un ambito spiccatamente religioso (come perseguito dal presidente Igino Righetti e dall’assistente Giovanni Battista Montini tra la metà degli anni ’20 e la metà degli anni ’30) rispondeva all’intenzione di evitare contrasti con il regime fascista e di mantenere sotto un più stretto controllo ecclesiastico gli universitari cattolici. Tale decisione permise però anche un certo margine di autonomia nella formazione culturale di una parte notevole della futura classe dirigente cattolica che avrebbe avuto un ruolo centrale anche nella definizione delle politiche scolastiche e universitarie dell’Italia repubblicana, come mostrano i percorsi seguiti da Aldo Moro e Giulio Andreotti, presidenti della Federazione dal 1939 al 1944. Nel dopoguerra, un certo equilibrio tra le diverse aspirazioni presenti nella Fuci fu trovato intorno alla rinnovata attenzione alle questioni universitarie, che mirava ad alimentare il confronto dei cattolici con le altre componenti culturali presenti negli atenei. Fu però il Sessantotto, secondo l’a., che fece disarticolare l’organizzazione degli universitari cattolici, con conseguenze durature. La partecipazione alle lotte studentesche e la militanza politica allontanarono, infatti, molti giovani credenti dall’impegno per il rinnovamento del cattolicesimo, impoverendo il contributo della Chiesa alla trasformazione della società italiana.


Marta Margotti