SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Criminali di guerra in libertà. Un accordo segreto tra Italia e Germania Federale, 1949-1955,

Filippo Focardi

Roma, Carocci, 170 pp., euro 18,70 2008

Già autore di un volume sui conflitti di memoria nel dibattito pubblico nazionale del secondo lungo dopoguerra, Focardi torna sul tema della giustizia di transizione concentrandosi su un episodio particolare, la liberazione del generale Otto Wagener e degli altri militari del cosiddetto gruppo di Rodi condannati da un tribunale militare italiano nel 1948 per crimini di guerra contro militari italiani nell’isola dell’Egeo. Già nel 1951, la Direzione generale affari politici di Palazzo Chigi aveva ammesso l’avvenuta liberazione di tali criminali di guerra, avendo però l’accortezza di descriverla come l’effetto di una normale prassi di clemenza. Nel 1948 il procuratore Enrico Santacroce aveva fatto parte del collegio giudicante di Wagener e, in quegli stessi anni, svolse un ruolo determinante anche per bloccare l’avvio dell’azione penale in ben 695 casi di strage. Nel 1999, il Consiglio della Magistratura militare stigmatizzò tale decisione come «grave violazione della legalità», sottolineando inoltre le responsabilità politiche che nel 1956 si erano assunti il ministro degli Esteri, Martino, e quello della Difesa, Taviani, che avevano giudicato inopportuno inoltrare al governo di Bonn una richiesta di estradizione avanzata dai magistrati in relazione alle stragi dei militari italiani a Cefalonia e a Corfù. Nel 2006, la relazione finale della Commissione parlamentare d’inchiesta, istituita nel 2003, avrebbe invece negato la presenza di motivazione politiche in quelle inadempienze, pur tra vivi contrasti dei suoi membri, sboccati in una relazione di minoranza. La mancata implementazione di un’adeguata giustizia penale militare italiana (e alleata) ha da tempo trovato le sue ragioni: mettendo sotto accusa il timore italiano che l’ondata di richieste di processi contro i criminali di guerra tedeschi avrebbe legittimato le richieste di processare i criminali di guerra italiani, avanzate dai paesi aggrediti dall’Italia sin dal 1935: Etiopia, Albania, Grecia, Jugoslavia, Unione Sovietica. Anche gli Alleati mostrarono fin dal 1946 una forte riluttanza a consegnare le persone inquisite, culminata nella definizione di una data ultima per le domande di estradizione (novembre 1947). Imassacri di Cefalonia e di Sant’Anna di Stazzema sfuggirono al giudizio grazie a tali clausole. Secondo Focardi, il fattore decisivo fu il ristabilimento delle relazioni diplomatiche italo-tedesche. Decisivo fu anche il consenso vaticano, ove Pio XIIera consigliato da alti prelati tedeschi. Così i pochi condannati dai tribunali italiani poterono contare presto - ad eccezione di Kappler e Reder - su misure straordinarie di condono della pena, che consentirono la loro scarcerazione: il condono del 1949, concesso in vista dell’Anno Santo dal presidente Einaudi, venne seguito dalla liberazione del gruppo di Rodi, responsabile della fucilazione indiscriminata di 29 italiani. Come emerge dai documenti che Focardi pubblica in appendice, tutto sarebbe dovuto avvenire e avvenne all’insaputa dell’opinione pubblica italiana: la Repubblica si acconciava così a consumare uno dei suoi primi peccati di memoria.


Michele Battini