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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Arsenale e museo storico navale di Venezia. Mare, lavoro e uso pubblico della storia

Filippo Maria Paladini

Padova, Il Poligrafo, 138 pp., euro 18,00 2008

Undicesima uscita della collana «Novecento a Venezia, le memorie, le storie» diretta da Mario Isnenghi, tratta della storia dell'Arsenale e del Museo Navale evidenziando il processo storico e ideologico che dalla fabbrica portò alla museificazione, ovvero la trasformazione da luogo di produzione a luogo simbolico. L'Arsenale, quasi specchio della città lagunare, subisce il declino della Serenissima, divenendo sempre più uno spazio rappresentativo ed auto-celebrativo dove ritrovare l'identità di una cittadinanza in crisi, che vuol commemorare se stessa e che trova le sue ragioni nel rapporto stretto con il mare e le attività lavorative ad esso legate. Un uso pubblico della storia, dunque, che si sostanzia nel suo riconoscersi in un luogo dalla forte valenza identitaria. Le due realtà così, per il loro presentarsi almeno ideologicamente da subito intrecciate, si sovrappongono e appaiono volutamente difficili da distinguere.Il testo, corredato da 86 immagini di repertorio dei monumenti in oggetto, oltre alla prima trascrizione di un inventario del 1881, propone una lettura volta a cogliere i nodi cardine di tale trasformazione, sottolineando a buon diritto il ruolo dell'Arsenale come istituzione militare e politica, oltreché il suo ruolo di grande ammortizzatore sociale.L'a. accenna alla capacità produttiva che questo ebbe ancora a cavallo tra il XV-XVI secolo e la sua successiva trasformazione in monumento di potenza, teatro della celebrazione della Venezia in crisi. Data spartiacque di questo processo la vittoria di Lepanto, in cui l'Arsenale celebra la città in uno dei suoi ultimi «trionfi» (p. 16). In seguito la sua funzione ostentativa acquisterà sempre maggior vigore, significativamente in coincidenza col ridimensionamento politico veneziano. Già luogo della memoria per «illudersi e illudere», il XVII secolo vede contrapporre a tanta monumentalità «il ristagno della produzione cantieristica pubblica» e l'obsolescenza tecnica (pp. 18-19). L'a. segue poi con maggior interesse le vicende ottocentesche, con le spoliazioni napoleoniche e gli ammodernamenti austriaci, che vedono già la riqualificazione di una delle vecchie sale d'armi con «carattere esplicitamente, ancorché larvatamente, museale» e la nascita nel contempo di una prima storiografia sull'Arsenale (p. 23). Poi le ultime speranze di rilancio produttivo di fine '800, con i lavori di «riordino e ingrandimento» e il contemporaneo sviluppo delle nuove politiche museali italiane (p. 46). Il '900, infine, con le «molte promesse e qualche concreta commessa» (p. 63) che comunque non riuscirono ad arrestare «la lunga agonia dei decenni precedenti» (p. 72), che si concretizzerà nel secondo dopoguerra negli scioperi, licenziamenti, trasferimenti, vertenze sindacali, fino alla restituzione alla città, nel 1982, di gran parte del complesso monumentale. Queste le premesse per la nascita del futuro Museo storico navale, con il primo allestimento del 1922, il suo trasferimento negli anni '60 dalla vecchia sede interna all'Arsenale all'edificio limitrofo e l'odierno susseguirsi di infinite proposte progettuali di riutilizzo.


Fabio Salerno