SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Una donna senza ?festa?. Vita e scritti di Virginia Olper Monis

Fiorenza Chiarot

Introduzione di Tiziana Agostini, Portogruaro (Ve), Nuova dimensione-Ediciclo, p 2002

Questa biografia nasce dall'intenzione di recuperare la personalità e il messaggio di una intellettuale e scrittrice da tempo dimenticata. Virginia Olper Monis (1856-1919), ebrea veneziana agiata e coltissima, narratrice e giornalista prolifica, fu una delle voci più originali del primo emancipazionismo laico italiano e un'esponente estremamente rappresentativa di un certo mondo democratico dalle profonde radici risorgimentali. Eppure di lei, come spiega l'autrice ? maestra elementare e ?concittadina? della Olper Monis ?, non restano che poche notizie. Il libro costituisce quindi un tentativo di restituire ad una prima ricostruzione complessiva, necessariamente frammentaria e ipotetica in più punti, la vicenda biografica e la produzione intellettuale, intimamente congiunte tra loro da importanti motivi. L'identità ebraica e borghese e la memoria risorgimentale contribuirono infatti a determinare alcune scelte di vita della protagonista, e costituirono il filo conduttore di una riflessione assai originale sulla storia recente e sulla società contemporanea. La decisione di sposare per amore un farmacista cattolico e di seguirlo in un difficile contesto rurale produsse l'impatto con una realtà ? quella delle lavoratrici delle campagne e di strutture familiari sorrette da rigide regole patriarcali ? che doveva ?obbligare? la Olper Monis a ripensare in termini più ampi e concreti la questione femminista come momento particolare della lotta per l'attuazione dei diritti di libertà. Da qui il suo impegno in ambito filantropico, e soprattutto la battaglia per il divorzio come espressione suprema dell'autodeterminazione individuale. L'istanza divorzista la vide a lungo isolata nel femminismo italiano dell'epoca. La coscienza del proprio isolamento e la constatazione del difficile progresso della democrazia alimentarono la sua narrativa, ?sentimentale? come molta produzione ?campagnola? di fine Ottocento ma, come tenne lei stessa a precisare, non ?sentimentalista?: una letteratura di lavoratrici e donne di famiglia, di masse rurali e arretratezza materiale e culturale nella quale non era previsto alcun lieto fine. Virginia Olper Monis, figlia della ricca e progressista borghesia veneziana, intellettuale sicura dei propri mezzi e delle proprie prerogative, si identificò totalmente nella condizione femminile che denunciava e nella sofferenza delle donne più emarginate, divenendo lei stessa una donna senza ?festa?. Merito della breve biografia è la valorizzazione di questa straordinaria sintesi tra le circostanze di una vicenda individuale e la scoperta dell'appartenenza ad una vasta condizione di subalternità ed esclusione: quella stessa ?scoperta? che costituiva da metà Ottocento la ragione profonda e autentica, manifesta o celata, della scrittura femminile. Un'indagine come questa condotta da Chiarot potrebbe recuperare alla dovuta considerazione molte altre intellettuali dell'Ottocento, illuminarci sui passaggi più importanti della loro esistenza, e soprattutto sulle tante interpretazioni del rapporto tra coscienza di genere e produzione letteraria.


Maria Pia Casalena