SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La questione sanitaria nella Trieste di fine ?800: i caratteri antropologici della medicina ospedaliera del Litorale austriaco

Flavio Braulin (a cura di)

Milano, Franco Angeli, pp. 288, euro 22,50 2002

Un crescente e diversificato interesse anche in Italia per la storia della medicina, delle malattie e della sanità ha contribuito negli ultimi due decenni ad incrementare notevolmente la ricerca in questi particolari settori: molta attenzione è stata riservata ai temi della morbilità, delle condizioni di vita, della cosiddetta ?medicalizzazione? per non dire di tutti quegli aspetti legati alla sfera dell'intervento politico-amministrativo nel settore della salute pubblica. Lo studio di Braulin, pur riconducendosi a pieno titolo a queste aree d'indagine, si distacca, tuttavia, dal panorama segnalato sia per la particolare prospettiva di lettura adottata, sia soprattutto per il tentativo di dare, per il periodo e il territorio prescelti, ?una trama interpretativa unitaria? ad ambiti storiografici ?troppo spesso tenuti separati? (p. 11). Lo sforzo di tessere un ordito comune è affidato all'individuazione e all'esame di tutti quegli elementi ?fonte di ossessione e di preoccupazione? (souci) (p. 12) che, più di qualsiasi improbabile criterio razionale, guidano la classe dirigente triestina alla trasformazione sanitaria della città. ?La successione progressiva delle forme di questa ossessione e di questa souci diventano oggetto di investigazione nella filantropia, nella salute pubblica e nella stessa attività medica? (p. 12), appoggiandosi ad una continua osservazione e costante riflessione rispetto all'ecosistema morale, urbano e ospedaliero. Sulla base di queste brevi considerazioni e se fosse possibile sintetizzare in un'unica frase il contenuto del volume si potrebbe dire che l'obiettivo dell'autore è quello di ricostruire le componenti del grande progetto di civiltà voluto dalla classe dirigente triestina per conformare l'ecosistema antropico comunale a una politica sanitaria capace di rendere la città competitiva in un'economia mondiale. Ne scaturisce un quadro complessivo nel quale la questione sanitaria cittadina si traduce per i medici ?in una sofferta conflittualità interiore, tentativo di moralizzazione di una scienza inevitabilmente subordinata all'ordine del civis e alla trasformazione dell'ecosistema antropico comunale? (p. 33). ?La pratica filantropica, imperniata sul concetto di ?altruismo', è un sito iniziatico della moralizzazione della condotta, passaggio dalla dimensione egoistica, individualistica e inautentica alla dimensione sovraindividuale, sovranazionale e sovraconfessionale del bene comune? (p. 39). Ma, allo stesso tempo, la questione sanitaria così posta e percepita consente anche lo sviluppo di una medicina clinica fine a se stessa. Il medico ospedaliero acquisisce una forma di souci pura, completamente affrancata dal problema del caos esterno e legata ai soli risvolti medico-scientifici. La sua coscienza, apparentemente, non ha più nulla a che vedere con il mondo dei ricoverati, né con lo ?scopo umanitario? che permetteva, al cittadino perfetto, di parlare della popolazione in nome di Minerva. La medicina ospedaliera si trova così a sostenere apparentemente una posizione opposta a quella della cosiddetta medicina filantropa, ma proprio il fine comune di contribuire al risanamento e al crescita civile della città finiscono per offrire il miglior terreno per una comune azione.


Rodolfo Taiani