SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Processo penale e opinione pubblica in Italia tra Otto e Novecento,

Floriana Colao, Luigi Lacchè, Claudia Storti (a cura di)

Bologna, il Mulino, 481 pp., euro 34,00 2008

Il rapporto fra l’opinione pubblica e l’attività giudiziaria, già molto vivo almeno dall’età moderna, diventa più importante e complesso nel corso del diciannovesimo secolo prima con la concezione liberale della cittadinanza, e in seguito con la crescente attenzione «di massa» a casi soprattutto penali in cui, oltre allo scandalo del fait divers, attira la possibilità di confrontarsi con questioni e giudizi che si collocano al confine fra etica e politica. Merito di questo volume è affrontare il tema, per un periodo che va dalla fase unitaria alla svolta fascista, mettendone in luce di volta in volta aspetti legislativi e giurisprudenziali, la presenza nel dibattito giuridico e il nesso con pressioni sociali e politiche.Dopo una premessa dei curatori e una introduzione di Giulio Cianferotti, sono presentati quattordici saggi divisi in due parti. Nella prima il filo conduttore è la costante tensione fra la pubblicità come garanzia liberale dei diritti, e la logica inquisitoria della segretezza come strumento di difesa sociale in mano all’autorità. Tenendo come riferimento legislativo i tre Codici del 1865, del 1913 e del 1930, e come punto di osservazione privilegiato la Corte d’assise, i contributi mettono in luce protagonisti e questioni diverse: l’operato della Cassazione che di volta in volta tenta di interpretare il possibile equilibrio fra autorità e pubblico; il problematico rapporto fra fase istruttoria, in cui prevale la logica della segretezza inquisitiva, e fase dibattimentale caratterizzata da pubblicità, oralità e contraddittorio; la dialettica fra il ruolo del presidente, spesso e facilmente prevaricante, e quello della giuria; e riguardo a quest’ultima il confronto fra giudici popolari e togati.Nella seconda parte, dopo un saggio dedicato alle strategie processuali di un personaggio emblematico come Enrico Ferri, è ricostruito l’andamento di sei diversi processi, da un omicidio privato nella Valsesia del 1863 a quello di una guardia carceraria e di un militante nazionalista durante l’occupazione delle fabbriche nella Torino del 1920, in cui la pressione di un pubblico senza alcuna veste giuridica è particolarmente evidente. Qui l’opinione pubblica non è più quella di cui si discute lo spazio all’interno della logica del processo, bensì quella che, dall’esterno delle procedure, soprattutto grazie all’azione della stampa, osserva, valuta, si schiera, e giudica, interferendo, con la sua logica autonoma, nel processo penale.In sintesi questo approccio di storia del diritto a una questione non nuova offre un contributo prezioso grazie a un rigore disciplinare che evita ogni genericità, e a una varietà di approcci, cronologica e tematica, che arricchisce la coerenza dell’insieme.


Giuseppe Civile