SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'integrazione prematura. Le relazioni economiche europee dalla metà dell'Ottocento alla Grande guerra

Francesca Fauri

Bologna, Clueb, pp. 144, euro 11,00 2005

Quanto protezionisti erano veramente i paesi europei nell'era del protezionismo doganale? Fauri offre un'accurata messa a punto del tema, basandosi essenzialmente sulla bibliografia internazionale (prevalentemente anglosassone e italiana), secondo un modello editoriale in uso in altre storiografie nazionali, specie in Gran Bretagna. Siamo nell'ultimo quarto del XIX secolo, quando ovunque in Europa, con poche eccezioni, vennero introdotte barriere protezionistiche per proteggere le economie messe in difficoltà dalla grande depressione e dall'arrivo dei grani americani e russi. In alcuni casi queste decisioni portarono a vere e proprie guerre doganali (tra Italia e Francia, tra Russia e Germania, tra Francia e Svizzera), ma non misero mai seriamente a repentaglio la crescente liberalizzazione economica e commerciale, che avrebbe trovato livelli analoghi solo dopo la seconda guerra mondiale. In effetti la storiografia ha sempre indicato in questo periodo una fase particolarmente favorevole allo sviluppo delle relazioni economiche internazionali, durante la quale tutti i paesi europei conobbero tassi di sviluppo ? si badi bene, per l'epoca ? particolarmente elevati, attorno al 2 per cento circa in media. D'altra parte il Gold Standard, imperniato su un sistema finanziario che attribuiva alla City di Londra un ruolo propulsivo e al tempo stesso regolatore, rappresentava l'involucro monetario che si autogestiva ? merito della Pax britannica ? senza l'intervento di alcuna istituzione economica internazionale. L'apparente contraddizione (tra protezionismo tariffario e impetuoso sviluppo del commercio mondiale) che caratterizzava le relazioni economiche internazionali viene sciolta dall'autore evidenziando come i diversi paesi europei, attraverso una serie di accordi bilaterali che prevedevano la clausola della nazione più favorita, ottennero il risultato di aumentare gli scambi commerciali in Europa. In parecchi, tra gli storici, sono propensi a definire la fase che si chiuse drammaticamente con la Grande guerra come la prima globalizzazione, tesi che viene fatta propria dall'autore. Di passata, Fauri si chiede (come suggerisce il titolo) se quell'Europa fosse già pronta per un processo di integrazione che molti fattori economici e culturali parevano evidenziare. La sua concisa risposta è negativa, motivandola con il prevalere, all'epoca, di tendenze ? sul piano politico ed economico ? che privilegiavano il nazionalismo e pericolosi progetti egemonici. Ben altro spazio sarebbe stato necessario per articolare meglio questo discorso. Tuttavia, il volumetto, corredato in appendice da una breve cronologia degli eventi più rilevanti del periodo, appare rivolto a una platea studentesca, figlia (o vittima?) della riforma universitaria e perciò bisognosa di poche e sicure certezze. Ciò spiega anche, ma non giustifica un capitolo sull'Italia di 40 pagine su un totale di poco più di 130 di cui è composta il testo.


Luciano Segreto