SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Dai gigli alle coccarde. Il conflitto politico in Abruzzo (1770-1815)

Francesca Fausta Gallo

Roma, Carocci, pp. 284, euro 20,20 2002

Studiosa di storia della Sicilia tra XVI e XVIII secolo, della struttura ed evoluzione dei patriziati urbani, di sismologia storica e di storia politica abruzzese, Francesca Fausta Gallo è l'autrice di questa storia del conflitto politico in Abruzzo tra 1770 e 1815. Il saggio è strutturato in tre parti, corrispondenti, rispettivamente, alle tre aree geografiche di Teramo, Chieti e Lanciano, L'Aquila.Ciascuna delle tre parti ripercorre al suo interno l'arco diacronico 1770-1815, scandito, in una struttura ricorsiva, dalle cesure periodizzanti che segnano la crisi dell'antico regime (1770-1798), l'invasione francese tra giacobinismo, insorgenza e prima restaurazione borbonica (1798-1805) e il decennio francese (1806-1815). Al centro del saggio è la ricostruzione e l'analisi dello stato di profonda e crescente conflittualità politico-fazionale innescata dalle trasformazioni di metà Settecento e colta nel burrascoso spartiacque tra XVIII e XIX secolo. Protagoniste principali (ma non uniche) sono le élites di potere attive nei principali centri urbani dell'area abruzzese, di cui il saggio segue puntualmente (spesso con un'attenzione ad personam) i percorsi tortuosi, carsici, interrotti o discontinui che, attraversando trasformazioni amministrative, fortune e rovesci militari, ?rivoluzioni? e ?richiami all'ordine?, segnano destini di ascesa, cooptazione, inclusione o viceversa, declino, marginalizzazione, esclusione. Tali percorsi, d'altra parte, nella ricchezza dei loro intrecci, toccano ambiti non esclusivamente politici, aprendo la prospettiva ad una più vasta dimensione sociale, economica e culturale del conflitto e rivelando tutta la complessità di fenomeni quali lo scoppio rivoluzionario ?giacobino?, l'insorgenza, il brigantaggio o l'affiliazione settaria. Al vaglio di un'analisi ?micro? (comunque attenta alla ricchezza delle interconnessioni con la dimensione ?macro?) molti schemi, categorie e soggetti storiografici ?tradizionali? sembrano sfaldarsi, rivelando la loro fragilità. Si pensi all'opposizione tra area costiera, modernità, ?borghesia?, ?giacobinismo? da un lato e area interna, conservazione, tradizione rurale, sanfedismo dall'altro; ma anche ai concetti stessi di ?innovazione? e ?tradizione? così come, ad esempio, ai profili convenzionalmente ad essi legati del ?giacobino?, del ?carbonaro? e, rispettivamente, dell'?insorgente? e del ?brigante?. Se talvolta la decostruzione di queste categorie sembrerebbe far riaffiorare l'immagine di una gattopardesca ?immobilità nel movimento? della vita politica abruzzese, dall'altra l'analisi dei modi di assimilazione e rielaborazione, spesso tutt'altro che inerte e passiva, della ?novità?, degli strumenti di lotta e delle idee venute ?da fuori?, rivela la natura tutta dinamica di una trasformazione in atto, destinata a condurre alla crisi delle ?piccole patrie? ed alla creazione di nuove identità politiche e sociali dagli orizzonti sempre più ampi e irriducibili alla sola sfera del locale.


Silvia Rosa