SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Storia della camorra

Francesco Barbagallo

Roma-Bari, Laterza, 311 pp., Euro 18,00 2010

Nonostante le apparenze, non c'è continuità, nell'analisi che ne fa Barbagallo in questo documentato ed appassionato libro, fra la camorra ottocentesca e quella contemporanea. Fino ai primi del '900, la camorra è criminalità plebea, espressione dalla particolare struttura sociale del napoletano. Attiva inizialmente nel mondo carcerario, da lì si espande per svolgere attività parassitarie, con la richiesta di pizzo su alcuni tipi di transazioni, collegate sempre al mondo criminale, ma anche ad alcuni settori di mercato.Disponibile per spregiudicate operazioni politiche, verrà utilizzata anche dai liberali per garantire l'ordine nella fase di transizione dallo Stato borbonico a quello unitario. L'allargamento dei circuiti economici dopo l'Unità, e le «nuove possibilità di inserimento e utilizzazione dischiuse dal faticoso avvio dei processi di più aperta socializzazione, parziale liberalizzazione, lenta democratizzazione» (pp. 93-94), le offrono nuove occasioni di crescita; tuttavia fra camorristi e borghesia napoletana resterà sempre un abisso sociale incolmabile, e quando i primi tenderanno a intersecarsi con gli spazi sociali ed urbani dei secondi, verranno duramente colpiti dalla repressione delle autorità, fino a scomparire definitivamente nel primo quindicennio del secolo XX.La nuova criminalità organizzata attiva in Campania nel secondo dopoguerra è qualcosa di diverso: collegata, soprattutto a partire soprattutto dagli anni '60, non solo alle altre grandi famiglie criminali (in particolare alla mafia siciliana) in traffici internazionali fruttuosi come quello del contrabbando di tabacchi e degli stupefacenti, ma soprattutto intrecciata con il mondo politico e imprenditoriale, nella gestione dell'intervento pubblico, degli appalti delle grandi e piccole opere infrastrutturali, dello smaltimento dei rifiuti. Alcuni momenti segnano un salto di qualità in questo intreccio fra legale e illegale: il caso Cirillo, con l'intervento attivo della camorra per la liberazione dell'assessore regionale all'urbanistica, legato ad Antonio Gava, sequestrato dalle Brigate rosse il 27 aprile 1981 e liberato tre mesi dopo a seguito del pagamento di un riscatto; ma soprattutto l'enorme flusso di denaro che ha investito la Campania dopo il terremoto del 1980.Secondo Barbagallo l'allentarsi dei controlli politici e amministrativi nella gestione di un'emergenza che tende a perpetuarsi, l'arbitrarietà assoluta delle procedure della ricostruzione, in ultima analisi l'«illegalità diffusa nella gestione del potere» hanno dato forza e legittimazione alla criminalità organizzata, favorendo la costituzione di «vere e proprie lobbies politico-criminali, coalizioni affaristiche impegnate ad acquisire quote consistenti dei flussi di spesa pubblica» (p. 149). E a partire dalla crisi del sistema politico degli anni ‘90, «il rapporto fra politica e camorra si è capovolto, nel senso che ormai è la camorra che detiene il bastone di comando» (p. 180), una camorra che, nonostante la polverizzazione dei gruppi criminali, è ormai referente italiana, insieme a mafia e ‘ndrangheta, «della rete criminale globale, che svolge un ruolo di primo piano nel nuovo modello di sviluppo capitalistico mondiale» (p. 273).


Paolo Pezzino