SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Rivali d'Italia. Roma e Milano dal Settecento a oggi

Francesco Bartolini

Roma-Bari, Laterza, VIII-327 pp., euro 18,00 2006

Oggetto dello studio è «la retorica antagonista che ha caratterizzato il discorso pubblico su Roma e Milano dall'Unità fino ai nostri giorni» (p. V). Bartolini ricostruisce questa dialettica da varie angolazioni e attraverso diverse tipologie di fonti.Il confronto parte dall'età dei Lumi e si snoda lungo 15 capitoli. La Milano illuminista si contrappone alla Roma dei papi nel carteggio tra i fratelli Verri: nell'ottica di Pietro, Roma è condannata ad identificarsi con l'esiziale alleanza Trono-Altare e col malgoverno di età spagnola. Nemmeno la nascita della Repubblica «giacobina» estirpa le diffidenze ambrosiane verso la città eterna. In seguito, Roma spreca le occasioni di riscatto offertele da Gioberti e Mazzini, cosicché all'indomani di Porta Pia le perplessità sopravanzano di gran lunga gli entusiasmi. In effetti, l'Urbe laica e scientifica sognata da Sella fatica ad affermarsi sulle connotazioni negative di una città che ora è anche simbolo del dissidio tra nazione e religione. Nel 1881 l'Esposizione industriale, auto-finanziata, consacra la vocazione milanese al lavoro, all'innovazione, ad un pragmatismo alieno alle regole e ai riti della politica romana. Nello stesso anno è varata la prima delle leggi speciali che alimentano le polemiche sul parassitismo di Roma, il cui destino dipende sempre più dalle decisioni e dalle casse dello Stato. Il dualismo tra «capitale morale» e «capitale politica» confluisce tra i due secoli nell'ampio discorso che contrappone il Nord intraprendente al Sud immobile e fatalista. Tuttavia, negli anni Trenta la sede del «fascio primogenito» deve contemplare, riottosa e defilata, l'incoronazione della rivale a capitale dell'Impero. Nel 1946 a Milano vince la repubblica e i socialisti tornano alla guida del municipio; a Roma, invece, vincono la monarchia, la DC e le destre. Negli anni '50 a Milano si ricostruisce e si produce; a Roma, la parabola del centrismo si intreccia con gli scandali. A Milano arrivano il boom e i grattacieli, mentre le Olimpiadi del 1960 non bastano a migliorare l'immagine della «capitale mediocre» degli impiegatucci e degli affaristi. Nel decennio successivo l'ottimismo ambrosiano è messo in crisi dagli ambientalisti e dalla stagione della violenza, proprio quando l'arrivo di Argan al Campidoglio pare annunciare l'imminente successo del compromesso storico e l'avvio ? da Roma ? di un profondo rinnovamento della politica nazionale. Sta iniziando un lento processo da cui emergono, nella Seconda Repubblica, una Roma «milanesizzata» che si affida all'amministrazione per conciliare tradizione e modernità, e una Milano «romanizzata» che, col PSI prima e con Forza Italia e Lega poi, si installa nelle stanze del potere centrale.Bartolini racconta questa storia in modo avvincente, ricostruendo in ogni capitolo un momento del confronto e le produzioni discorsive (quasi sempre di matrice milanese) che enfatizzano le alterità e le traducono in stereotipi. La sua accurata indagine coglie però pure i limiti di quei discorsi, mettendoli a confronto con la realtà di pratiche ? politiche, amministrative, urbanistiche ? che testimoniano piuttosto di due approcci quasi sempre differenti, ma non «contrapposti», alle sfide della modernità.


Maria Pia Casalena