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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'associazionismo industriale a Napoli nel primo dopoguerra. La nascita e i primi sviluppi dell'Unione regionale industriale (1917-1922)

Francesco Dandolo

Soveria Mannelli (Cz), Rubbettino, pp. 167, euro 13,00 2003

Questo volume appare nella collana del Centro per la cultura d'impresa, diretto da Giuseppe Paletta e presieduto da Giulio Sapelli, e tocca un argomento, quello della rappresentanza degli interessi, che ha già trovato spazio in altri volumi della stessa serie (tra gli altri, quelli di Stefano Levati e Germano Maifreda, recensiti in precedenti numeri di questo Annale). Il caso analizzato è quello dell'Unione regionale industriale di Napoli fondata nel 1917, sul modello dell'analoga associazione torinese, da una piccola pattuglia d'industriali proprietari delle maggiori imprese cittadine e guidata da Maurizio Capuano, amministratore delegato della SME e figura centrale di tutte le più importanti iniziative economiche e industriali del Mezzogiorno tra ?800 e ?900. L'Unione, in un certo senso antesignana dell'Unione industriale della Provincia di Napoli del 1944, è seguita da Dandolo solo fino al 1922, un periodo forse troppo ristretto e troppo particolare, segnato dall'emergenza della congiuntura bellica, dalla necessità di programmare il dopoguerra e dal problema di fronteggiare una classe operaia sempre più organizzata a Napoli come nel resto d'Italia, per valutare a pieno la portata di questa iniziativa. È tuttavia indubbio che l'avvento del fascismo modifica profondamente natura e caratteristiche dell'associazionismo d'interesse e in particolare di quello imprenditoriale, ma forse lo studio di questa cesura, quanto meno fino al '25, alla conclusione della presidenza Capuano, avrebbe reso più chiari progetto e obiettivi di un gruppo che sostanzialmente coincide con la grande impresa napoletana ed è attraversato da densi e complessi legami. Attraverso la documentazione originale contenuta nell'Archivio storico dell'ENEL, in quello della Confederazione generale dell'industria e in quello della Banca Commerciale, Dandolo ricostruisce puntualmente le vicende che portarono alla fondazione dell'associazione ? fortemente legata all'impulso che l'industrializzazione riceve dalla legge speciale del 1904 e dalla Mobilitazione bellica ?, la sua organizzazione interna, gli associati, le iniziative e le attività, e soprattutto le discussioni in seno agli organismi direttivi sui temi della rappresentanza degli interessi, sulla difficoltà di conciliare ? una questione ancora molto attuale ? le esigenze e gli interessi della grande impresa con quelli della piccola e media industria, sulla problematica dialettica tra interessi nazionali e interessi territoriali. La vicenda napoletana è messa in relazione con gli sviluppi dell'associazionismo imprenditoriale nel resto del paese per sottolineare la scelta ?nazionale? del gruppo dirigente dell'Unione, scelta che s'iscrive perfettamente nelle tendenze che caratterizzano in questi anni l'associazionismo volontario a Napoli e nel resto della penisola, ma che non sembra tuttavia sottrarre l'associazione degli imprenditori a quella fragilità, a quella rapsodicità degli interventi e delle iniziative, a quel carattere effimero dei sodalizi che, patologicamente, affliggono la società civile e la vita associativa cittadina a cavallo tra i due secoli.


Daniela Luigia Caglioti