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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L’industria in Italia tra crisi e cooperazione. La partecipazione dei lavoratori alla gestione d’impresa (1969-85)

Francesco Dandolo

Milano, Bruno Mondadori, XV-190 pp., euro 17,00 2009

Dopo aver ripercorso le vicende delle relazioni industriali in Italia tra i primi anni ’60 e l’«autunno caldo», il volume entra nel dibattito intorno alla crisi degli anni ’70, aperta dalla fine della convertibilità del dollaro e inasprita alla fine del decennio dal secondo shock petrolifero. A fronte della conflittualità esasperata, degli effetti perversi della rincorsa tra salari e prezzi, della stagflazione, alcune forze politiche e sindacali, specie negli ambienti vicini al cattolicesimo sociale, tradizionalmente sensibili al tema e appoggiati sul piano dottrinale dall’enciclica Laborem exercens del 1981, guardarono ai modelli europei di partecipazione e democrazia economica come a una possibile strada per il superamento di un modello di relazioni di lavoro che, tra autarchia padronale e conflittualità sindacale, aveva contribuito ad aggravare la crisi. Un ruolo di primo piano in questo contesto fu giocato da Giovanni Marcora (1922-1983), alla cui azione è dedicata la seconda metà del volume, nella quale se ne traccia una breve biografia politica, dalla lotta partigiana alla fondazione della corrente di Base della Dc, alle cariche di ministro dell’Agricoltura e dell’Industria, per analizzare infine l’iter che portò al varo, solo dopo la sua morte, della legge Marcora del 1985 sul finanziamento delle cooperative come strumento di politica attiva contro la disoccupazione.Convintosi, sul finire degli anni ’70, che non fossero importabili in Italia i modelli esteri di partecipazione, l’attenzione di Marcora si incentrò sul movimento cooperativo come terza via tra l’impresa privata e quella pubblica: qui la responsabilizzazione dei lavoratori e la democrazia industriale erano consustanziali alla natura stessa dell’impresa cooperativa. All’aggravarsi della crisi agli inizi degli anni ’80, con numerose imprese in difficoltà e il moltiplicarsi dei problemi occupazionali, Marcora vide altresì nelle cooperative lo strumento del possibile superamento dell’assistenzialismo che sottraeva risorse agli impieghi produttivi, a partire dall’uso distorto della cassa integrazione guadagni, che da strumento di aggiustamento congiunturale si era trasformato in mezzo di flessibilizzazione dell’impiego della manodopera da un lato, e di mascheramento di situazioni irrecuperabili dall’altro. Rifacendosi alle teorizzazioni gramsciane e gobettiane sulla necessità per i lavoratori di trasformarsi da salariati in produttori, e dialogando su questo terreno con componenti di primo piano del Partito comunista di Berlinguer, Marcora propose la costruzione di un’etica della responsabilità attraverso istituti atti a sostenerla. Il suo disegno di legge, elaborato tra il 1981 e il 1982, intendeva creare un sistema di agevolazioni alle cooperative costituite da lavoratori in cassa integrazione o che intendessero rilevare aziende medio-piccole in difficoltà ma suscettibili di rilancio. In tal modo si proponeva una via che superasse la crisi attraverso una nuova etica partecipativa e cogestionale che, radicata nel terzo settore, avrebbe potuto influenzare l’intero sistema socioeconomico.


Stefano Musso