SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Céline. Letteratura politica e antisemitismo

Francesco Germinario

Torino, Utet, 192 pp., Euro 16,00 2011

Nel gennaio 2011 il ministro della Cultura francese Frédéric Mitterrand decise di ritirare il nome di Louis-Ferdinand Céline dalla raccolta Célébrationsnationales, che avrebbe dovuto ricordare il 50° anniversario della morte dello scrittore. Alla notizia dell'inclusione di Céline nelle celebrazioni ufficiali della Repubblica francese era nato un caso, con autorevoli prese di posizioni fortemente contrarie a questa decisione. «Celebrare non è un atto innocente» - aveva chiosato SergeKlarsfeld ricordando gli scritti antisemiti di Céline - «che la Repubblica lo celebri, è cosa indegna». Il critico letterario Henri Godard, uno dei principali specialisti di Céline, aveva aggiunto: «Céline ha due volti. Non si può dimenticare né l'uno né l'altro».Su questo doppio volto di Céline si sofferma il volume di Germinario, dedicato a letteratura politica e antisemitismo nello scrittore francese. L'a., uno degli studiosi italiani più capaci di scandagliare con perizia la complessità ideologica sottotesa all'antisemitismo europeo (si veda anche il recente L'antisemitismo e i suoi stereotipi nella cultura europea, 1850-1920, Torino, Einaudi, 2011), dedica a Céline un denso volume, in cui viene analizzato il percorso che porta lo scrittore francese a sostenere un sistema politico totalitario e antisemita: da posizioni iniziali in cui viene ravvisata un'equivoca difesa delle classi subalterne all'inizio degli anni '30, all'individuazione del tema della cospirazione ebraica come causa dei mali dell'umanità, per giungere alla scelta collaborazionista durante la seconda guerra mondiale.È stato proprio il doppio volto di Céline ad aver fatto passare sotto silenzio il suo engagement antiebraico dalla fine degli anni '30. Infatti, se la fama di Céline, annoverato fra i principali romanzieri del '900, è ormai ampiamente riconosciuta, le opere più apertamente antiebraiche - Bagatelles pour un massacre(1937) e L'Écoledescadavres(1938) - sono state ripubblicate a più riprese negli ambienti di estrema destra e negazionisti europei, mentre sono state trascurate per lungo tempo dai critici di Céline, sovente considerate come meri giochi retorici, secondo la definizione che aveva dato all'epoca della loro pubblicazione André Gide. Nondimeno, la produzione politica a carattere antisemita di Céline riveste un grande interesse; non certamente per la sua originalità, poiché essa rientra nella vasta letteratura antiebraica edita in Francia a partire dalla fine del XIX secolo, e anzi ne riproduce e riutilizza materiali già preesistenti, come da tempo è stato dimostrato (in particolare da Alice Kaplan, grazie a un attento lavoro di ricostruzione delle fonti di Bagatelles pour un massacre). Più che «plagiario di Drumont», è assolutamente condivisibile l'opinione di Germinario, secondo la quale l'importanza di Céline è «da individuare nel fatto che egli riesce a rendere evidente la carica eversiva dell'antisemitismo, in quanto universo ideologico che si candida a imprenditore politico del senso acuto di disperazione diffuso nella piccola borghesia e nelle classi subalterne» (p. XIX), come l'a. riesce a dimostrare con grande efficacia in questo volume.


Valeria Galimi