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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Estranei alla democrazia. Negazionismo e antisemitismo nella destra radicale italiana

Francesco Germinario

Pisa, BFS edizioni, pp. 112, euro 10,33 2001

Operina ulteriore di un prolifico scrittore specializzatosi nel pensiero della destra estrema, il libro raccoglie quattro suoi saggi già editi di recente sulle ideologie ?mondialiste? e antisemite, sugli scritti di Adriano Romualdi ? un intellettuale evoliano mancato a 33 anni nel 1973, del quale si afferma l'acutezza ?, sulla recezione del negazionismo in Italia, sul cosiddetto revisionismo. L'autore si mostra molto informato e il lettore se ne giova, tanto più che l'argomento è poco noto, i nomi sconosciuti ai più, i circuiti editoriali catacombali. Una appendice, redatta in collaborazione con ?l'Archivio antifascista?, scheda 11 organizzazioni, riviste e case editrici del radicalismo di destra. Ma a lettura ultimata la consistenza dell'oggetto appare ancora dubbia e ci si trova a interrogarsi sul senso della pubblicazione. Il pensiero di questa destra non è originale ? è derivato da altri, e non è mai elaborato dopo ricerca di prima mano ? e la sua fortuna politica è prossima allo zero. Si veda la fragile vicenda del negazionismo italiano, che in sostanza consiste in qualche tardiva traduzione priva di qualsiasi successo di pubblico. Al cuore dell'antisemitismo negazionista (l'olocausto è un falso, è solo un mito fondatore) è la critica al cosiddetto mondialismo, una repulsione per l'omologazione globale che archetipicamente viene diretta contro il ?popolo senza terra? ma che coinvolge il cristianesimo ? altra cultura universalistica ? fino ad attribuire lo stigma di ?ebreo? anche a chi ebreo non è per religione o ascendenza. Antimondialista, la destra radicale non è però tradizionalmente nazionalista, e trova in un paganeggiante ?razzismo differenzialista? (i.e. l'esaltazione delle differenze razziali), nella ?riattualizzazione del nazismo?, nella ?rivalutazione del mito delle SS?, l'unico sfogo possibile alla sua vocazione ad un tempo antioccidentalista, antiamericana, antiliberale, anticomunista, anti-antifascista, anticristiana. Riguardo alla quale l'autoreosserva che ?l'esclusione dell'intervento divino provoca una disperazione incapacitante per la difficoltà di reperire un soggetto capace di organizzare il roll back della Storia? (sic, p. 21). L'autore offre qualche spunto appena sui motivi della sostanziale estraneità di questo radicalismo alla cultura e alla politica della destra italiana e trova qualche improbabile ?punto di convergenza temporanea? tra estrema destra e cultura liberale (p. 98). Di fatto, egli sembra appartarsi nello specialismo assieme ai suoi mostri, col più tradizionale sussiego accademico. Ma come mai un piccolo editore della sinistra anarchica riproduce questi scritti? Viene in mente l'attrazione degli opposti, una attrazione balistica, un servizio di vigilanza ai confini che forse dà corpo a fantasmi e magari non consente di domandarsi se qualcosa lega il pastiche culturale qui abbozzato a certo antiglobalismo black che agita le piazze, o a certi umori antioccidentali e völkisch, criptorazzisti e populistici che percorrono la classe politica italiana d'oggi.


Raffaele Romanelli