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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Razza del Sangue, razza dello Spirito. Julius Evola, l'antisemitismo e il nazionalsocialismo (1930-43)

Francesco Germinario

Torino, Bollati Boringhieri, pp. 175, euro 15,49 2001

È un lavoro ?tutto all'interno? del pensiero di Julius Evola quello che Germinario propone per i tipi di Bollati Boringhieri (un editore particolarmente attento alle ricerche sulle tematiche razziali). Lo scopo del saggio, dichiarato fin dalle prime pagine della densa Introduzione, è infatti quello di ricondurre la produzione filosofica di Evola nel più vasto quadro dell'elaborazione dottrinaria fascista (ponendosi, per tanto, in chiave polemica con quella storiografia che ha offerto una lettura per così dire ?eccentrica? delle sue posizioni); ma il saggio intende anche, per non dire soprattutto, mostrare come il razzismo ?spirituale? evoliano sia infine pervenuto alle medesime conclusioni cui era giunto l'antisemitismo squisitamente ?biologico? di matrice nazionalsocialista: con il risultato ? che non è di poco conto ? di sottrarre il suo pensiero a certe valutazioni apologetiche che avevano tentato di farne un ?razzismo da buongustai? (l'espressione appartiene a Almirante, cfr. p. 12). Nel corpo centrale del saggio, l'autore ricostruisce con rigore filologico le tappe dell'avvicinamento di Evola alla riflessione dell'alleato germanico, mostrando prima i motivi di più aspra critica (per Evola, scrive l'autore, ?la falce plebea di un razzismo biologico nutrito di demagogia socialisteggiante si abbatteva spietata sugli ultimi resti di un Preussentum [Prussianesimo], che pure aveva resistito, con disperata fedeltà ai valori tradizionali, davanti a quell'orgia di modernità che era stata la Repubblica di Weimar? pp. 59-60), poi individuando, nel mare magnum dei suoi scritti, gli elementi che ne avrebbero permesso, a partire dagli anni quaranta, una meno celata approvazione (ma sempre secondo un rapporto di mutuo arricchimento, ché per Evola l'operazione di nazificare il fascismo non avrebbe avuto alcun senso in difetto di una fascistizzazione del nazismo). Ne esce, oltre alla riappropriazione della filosofia di Evola nel regime fascista e, più in generale, nella cultura della Tradizione, un inedito affresco di critica italiana all'ideologia dell'alleato (in particolare agli scritti di A. Rosenberg), intelligentemente giocato su alcune tematiche ?forti? (in primis quella dell'Ebreo vettore della modernità) che gettano luce anche sull'orientamento della sua proposta politica: ?per Evola? commenta a questo proposito l'autore ?il modo più coerente e più proficuo per essere antisemiti era quello di essere antimoderni? (p. 92). Se questi sono gli aspetti più fecondi di un saggio breve eppure intenso (e di accattivante lettura), avremmo tuttavia gradito maggiore attenzione alla ricezione della critica evoliana tanto in Italia quanto all'estero, mentre non risulta chiara la ragione dell'inserimento ? senza spiegazione alcuna ? di un'appendice dedicata alla rivista ?La Vita Italiana?.


Cristina Cassina