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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La stagione del centrismo. Politica e società nell'Italia del secondo dopoguerra (1945-1960)

Francesco Malgeri

Soveria Mannelli (Cz), Rubbettino, pp. 416, euro 22,00 2002

Questo lavoro costituisce la rielaborazione di alcuni saggi che l'autore ha pubblicato tra la fine degli anni Ottanta e la fine degli anni Novanta sulla vicenda storica del centrismo e sugli anni di transizione verso il centro-sinistra. La dichiarazione degli intenti (la ricostruzione di un periodo storico ?anche in funzione didattica?) non nasconde del tutto il progetto più ambizioso di contestare gli schemi interpretativi della ?storiografia dei vinti? di derivazione azionista e comunista. Con questa espressione, Pietro Scoppola ha inteso qualche anno fa descrivere l'operazione storico-politica effettuata dalla parte politica ? la sinistra nel suo complesso ? che, pur avendo perso la partita del dopoguerra, fu comunque in grado di imporsi sul terreno della narrazione storica. Fu così che per lungo tempo gli anni del centrismo degasperiano vennero caratterizzati come gli anni del tradimento o dello svilimento delle aspirazioni democratiche della Resistenza. Da questo punto di vista, il libro di Malgeri può essere visto come un tentativo di mettere in discussione giudizi liquidatori, affrettati, frutto più della passione politica che della ricerca storica. In particolare, narrando la vicenda di quegli anni con i toni riposati di una storiografia che si vuole più matura, Malgeri mira a far emergere dalle pagine del suo libro la figura di De Gasperi come quella dello statista che ?ha evitato al giovane stato repubblicano di cadere vittima dell'alternativa rivoluzione-reazione? (p. 180), che ha saputo cioè navigare, con prudenza e rigore democratico, tra i mostri del comunismo e del franchismo. Il libro ha qualche pecca. La dimensione sociale della storia del centrismo ?suggerita nel sottotitolo ? è confinata in un unico capitolo (il VI), mentre il resto del libro si presenta soprattutto come una storia etico-politica della classe dirigente democristiana con scarso interesse nei confronti delle altre forze politiche. Limitandoci ad un solo esempio, viene da chiedersi se si possa davvero scrivere la storia della ?legge truffa? non citando neppure di passaggio l'esperienza di Unità popolare e delle altre formazioni dissidenti che si opposero alla modifica della legge elettorale. Per quanto riguarda il periodo successivo, si sente la mancanza di una valutazione complessiva del tentativo democristiano ? in molta parte legato al nome di Fanfani ? di costruire un partito di tipo moderno indipendente dai poteri ?forti?, capace cioè di costruire un legame autonomo con la società italiana e di radicarsi nelle strutture dello Stato. Soprattutto, manca alla ricostruzione di Malgeri la coscienza del costo umano e civile della stagione politica del centrismo. Furono anni in cui la polizia non esitò a sparare sui dimostranti e in cui una parte della Costituzione rimase lettera morta. Al di là delle responsabilità specifiche (e non poche furono quelle del frontismo ideologico delle sinistre), queste cose comunque avvennero. Passarle sotto silenzio (o quasi), come fa Malgeri, significa non tanto prendere le giuste distanze dal lamento della ?storiografia dei vinti? quanto assumere il sorriso olimpico della ?storiografia dei vincitori?.


Luca Polese Remaggi