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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'Italia repubblicana nella crisi degli anni Settanta, vol. III: Partiti e organizzazioni di massa

Francesco Malgeri, Leonardo Paggi (a cura di)

Soveria Mannelli (Cz), Rubbettino, pp. 515, euro 23,00 2003

È difficile dare conto, in poche righe, di un volume che, all'interno degli atti di un convegno di studi in più volumi, comprende saggi molto diversi tra loro, per valore, metodologia, argomento. Soprattutto quando ci troviamo di fronte a testi che spaziano dalla storia della DC (Malgeri) a quella dell'area laico-socialista (Colarizi), dall'esame dell'andamento delle elezioni (Caciagli) alle ACLI (Casula), dalle relazioni industriali (Bordogna) alla politica comunista in Toscana (Contini), dal dibattito sugli omicidi nel ?triangolo rosso? (Bertani) alla crisi del ?modello emiliano? (Magagnoli), dalla cultura cattolica in Trentino (Vadagnini) alla percezione del terrorismo in Germania e in Italia (Tolomelli), dalla DC a Torino (Crivellin) all'INPS (Giorgi). In questo panorama così variegato, si può rintracciare un ragionamento di fondo, a partire dal saggio di Francesco Bonini, Apogeo e crisi dell'istituzione partito. Secondo questa ipotesi, sviluppata da Leonardo Paggi (La strategia liberale della Seconda Repubblica. Dalla crisi del PCI alla formazione di una destra di governo), gli anni '70 hanno visto l'inizio della crisi dei partiti e del ruolo del Parlamento, nel quadro di una grande crescita democratica della società italiana. Il problema della governabilità e dell'alternanza, risolto nella direzione di una riforma del sistema elettorale in senso maggioritario e la contestazione, attraverso un attacco alla sua identità storica, della legittimità del PCI ad assumere delle responsabilità di governo, si pone sullo sfondo della crisi delle categorie togliattiane e del comunismo internazionale cui Berlinguer, ponendo la questione morale al centro della propria politica, non riesce ad opporsi. Per Paggi ?la volontà di rimettere in discussione il compromesso democratico tra classi sociali e movimenti politici su cui si è basato lo sviluppo politico repubblicano è la strada maestra attraverso cui avanza la formazione di una nuova destra di governo? (p. 102). Ma la stessa cultura liberaldemocratica che ha mostrato un'indubbia efficacia nell'opera di demolizione del sistema politico antifascista, non è riuscita a porre le basi di una transizione, ritrovandosi, nelle elezioni del 1994, con la vittoria del partito-azienda, Forza Italia. Il raffinato schema interpretativo di Paggi può essere utilizzato da sostegno nella lettura del saggio di Francesco M. Biscione (I poteri occulti, la strategia della tensione e la loggia P2) che ripropone alcune sue note tesi sul ?sommerso della Repubblica?. È a partire dalla crisi del centrismo e dagli eventi del luglio '60 che ?vengono gettate le premesse per un ingresso pressoché stabile della violenza come articolazione interna del potere? (p. 226), reazione da parte di alcuni strati sociali all'apertura a sinistra, percepita come una minaccia. È questo il vero filo che unisce, in un gioco in larga parte oscuro, vent'anni di storia della Repubblica, attraverso strategia della tensione e terrorismo, Piano Solo e P2: anche di questa partita la politica è la grande sconfitta.


Giovanni Scirocco