SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Parola di Re. Il diario segreto di Vittorio Emanuele

Francesco Perfetti

Firenze, Le Lettere, 156 pp., euro 14,00 2006

Il libro comprende un saggio di Perfetti sul «giallo» dell'esistenza delle memorie di Vittorio Emanuele III e un'appendice dove sono ripubblicate le Memorie del re, uscite sul giornale monarchico romano «Il Figaro» fra agosto e settembre 1946 e subito definite «apocrife» dallo stesso monarca dall'esilio egiziano. La questione dell'esistenza o meno del memoriale è assai vessata, del resto Perfetti conclude il suo scritto ammettendo che «la soluzione del ?giallo? rimane aperta» (p. 94). Dunque il lettore non ha modo di farsi un'idea definitiva, anche se l'insieme di documenti e soprattutto di testimonianze che Perfetti raccoglie e mette in successione sembrano deporre a favore dell'esistenza dei testi. Va detto che Perfetti riserva a Vittorio Emanuele un atteggiamento simpatetico e giustificazionista del tutto inopportuno, ad esempio spiega la concessione nell'ottobre del '22 della Presidenza del Consiglio a Mussolini con l'esigenza di evitare che «gli italiani si scannassero fra loro» (p. 9), come se l'assunzione legale del capo dei «manipoli» non fosse il premio più inusitato allo «scannamento» non solo degli avversari, ma dello stesso sistema costituzionale; ma anche della conservazione al potere di Mussolini dopo l'omicidio Matteotti è detto che sarebbe servita ad «evitare al paese il rischio di una guerra civile» (p. 9), come se il fascismo non fosse la «guerra civile» istituzionalizzata, ecc. Ciò chiarito poi l'insieme di prove e testimonianze sembrerebbe appunto accreditare l'ipotesi che il re effettivamente tenne, da dopo la fuga a Brindisi fino alla morte, tanto un diario quanto un memoriale, se non «un diario che a poco a poco si trasforma in memoriale» (p. 25), come disse il giornalista Alberto Bergamini, intimo del re, che anzi asserì di averlo letto per buona parte. Due problemi: perché se ne negò l'esistenza? Che fine fece il memoriale? Secondo Perfetti decisiva fu l'influenza esercitata da Falcone Lucifero, che considerava la propalazione dei giudizi positivi di Vittorio Emanuele III sul fascismo e Mussolini pregiudizievole per la causa monarchica e per le chance di Umberto di tornare un giorno in Italia (cfr. p. 54, ma anche pp. 86-89). Quanto alla fine che fecero le carte, la tesi più accreditata è che, affidate in punto di morte dal re alla regina e da questa alla figlia Jolanda (dunque non a Umberto), fossero da questa distrutte (cfr. pp. 56-58, ma anche p. 73). Ma certo non può escludersi nemmeno che una copia del dattiloscritto possa ancora esistere da qualche parte. Il «giallo» potrebbe ancora avere sviluppi.


Fabio Vander