SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Canada, Italia e Alleanza Atlantica 1951-1956. Prospettive politiche e sociali

Francesco Torcoli

Franco Angeli, Milano 1999

Canada e Italia furono fra le firmatarie del Patto Atlantico e vi arrivarono per strade diverse: Ottawa coinvolta fin dai primi segreti colloqui (Pentagon Talks), Roma, a fatica e tra molte difficoltà, solo in seguito. Una differenza di ruolo e peso che rimase anche dopo la firma: da un lato una nazione vincitrice della seconda guerra mondiale; dall'altro un paese ex-nemico, oggetto di diffidenze da parte di numerosi partners, arretrato sul piano economico e sociale, con un forte Partito comunista e vicino alla cortina di ferro. Tale situazione s'è riflessa sulla storiografia, e, se per il Canada ciò ha significato attenzione alla funzione avuta nelle origini del Patto ed ai rapporti con i partner inglese e statunitense, per l'Italia l'interesse s'è concentrato sul contesto politico interno e sulle relazioni tra Roma e Washington e, meno, con Londra e Parigi. Qui l'a., un giovane studioso che ha concentrato la sua attenzione sul Canada nell'ambito delle attività del Centro interuniversitario di Studi canadesi dell'Università di Pisa, segue l'ipotesi che, soprattutto nei primi anni '50, all'interno della Nato si siano sviluppati tra Ottawa e Roma significativi rapporti. Torcoli indica in primo luogo come nel corso delle trattative il Canada fosse l'unico paese a sostenere l'inserimento (art. 2 del trattato) d'una collaborazione in campo economico e sociale. Scelta che nasceva dal desiderio canadese d'inserire la cooperazione militare in un contesto più ampio, non chiuso alla realizzazione d'una "comunità atlantica", prospettiva che le serviva a far accettare l'alleanza all'opinione pubblica interna. L'Italia fin dall'adesione sottolineò il proprio interesse verso lo sviluppo di forme di cooperazione, che, per Roma, si declinavano in ulteriori aiuti alla ricostruzione e creazione di nuovi sbocchi all'emigrazione. L'a. cerca di verificare il formarsi di un'unità di intenti italo-canadese su questo terreno, prendendo in esame alcuni momenti ritenuti significativi: il consiglio atlantico di Ottawa, la visita in Italia del ministro degli Esteri canadese Pearson, la politica di Roma in materia di emigrazione, le reazioni occidentali alla politica del New Look di Eisenhower e i lavori del Comitato dei "tre saggi" che tra '55 e '56 vide impegnati su tale tema Pearson, il norvegese Lange e il ministro degli Esteri italiano Martino. Da quest'analisi emerge l'impressione che il terreno d'intesa fra Ottawa e Roma fosse limitato. Il Canada pur favorevole mostrava timore, se non ostilità, ad un'integrazione economica europea di carattere "regionale"; l'Italia ambiva al sostegno alla politica migratoria e su questo Torcoli dimostra come il Canada fosse favorevole, ma tale prospettiva fosse osteggiata da parti del governo e del sindacato. Questo lavoro, fondato sul prevalente uso di fonti archivistiche canadesi e italiane rappresenta un utile contributo su un tema poco noto, che però finisce con il confermarsi secondario rispetto alle linee di tendenza delle politiche estere canadese e italiana.


Antonio Varsori