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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'ircocervo possibile. Liberalismo e socialismo da «Critica Sociale» ai «Quaderni di Giustizia e Libertà»

Franco Fantoni

Milano, Franco Angeli, pp. 214, euro 20,00 2003

L'ircocervo è un essere mitologico mostruoso, a metà strada tra un cervo e un caprone, reso famoso dalla polemica tra Benedetto Croce e Guido Calogero sul liberalsocialismo. Tema del volume, elaborazione di una tesi di dottorato, è da una parte la storia dell'ircocervo, ovvero dei suoi presupposti politico-ideologici, da Proudhon a J.S. Mill, passando per Bernstein e Berneri. Ma all'autore interessa ancora di più il dibattito sul rinnovamento del liberalismo e del socialismo nel primo dopoguerra, di fronte alle scelte ineludibili poste dalla Prima Guerra mondiale, dalla Rivoluzione bolscevica e dal fascismo. L'analisi è condotta soprattutto attraverso lo spoglio sistematico delle riviste dell'epoca, a partire da quelle gobettiane, con una densa descrizione di fatti, persone e posizioni che talvolta rende poco agevole la comprensione dei vari passaggi. È proprio da Gobetti che parte il percorso di ricostruzione del pensiero liberalsocialista, un pensiero interpretato dall'autore in chiave libertaria, sostanzialmente acerbo e poco convincente ?in sede teorica e di prassi politica, quando Gobetti tenta di coniugarlo entro i rigidi schemi dell'operaismo classista? (p. 45). Allo stesso modo, vengono apprezzate in Carlo Rosselli le radici culturali di stampo empirista ed anglosassone, le critiche al fatalismo marxista e alla paralisi intellettuale del movimento socialista. È il Rosselli, in definitiva, di Quarto stato e di Socialismo liberale, mentre, secondo Fantoni, il Rosselli della guerra di Spagna e degli ultimi mesi di vita risente della ?urgenza delle circostanze e teorizzazioni sull' ?unità proletaria' in cui compaiono tratti operaistici che non sempre riesce a ricondurre ad una sintesi propositiva chiara e convincente? (p. 106). Non stupisce quindi che Fantoni prediliga altri autori, come De Ruggiero, Guido Calogero (che pure criticava Rosselli per aver sottolineato i limiti e le contraddizioni del marxismo, senza però riuscire ad applicare analoga sagacia critica nei confronti del liberalismo) e soprattutto Gaetano Salvemini, la cui analisi ?dimostra infondato il presupposto classista del proletariato come unico baluardo sociale compattamente antifascista e costruisce, fin dal 1929, una compiuta concezione antitotalitaria che lo rende tra i primissimi a giungere a tali conclusioni? (p. 173). È quindi l'atteggiamento nei confronti del totalitarismo, e in particolare del comunismo, il discrimine significativo tra questi autori: un discrimine che ha indubbiamente un suo fondo di verità, ma che corre il rischio, come spesso è accaduto negli ultimi tempi, di rendere il liberalsocialismo una sorta di variante sociale del liberalismo molto più di quello che è in effetti stato, uno strumento di lotta politica e un tentativo di reinterpretazione di due (e non di una sola, a scelta, secondo i casi) tradizioni politiche.


Giovanni Scirocco