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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Un imprenditore di idee. Una testimonianza su Adriano Olivetti

Franco Ferrarotti

a cura di Giuliana Gemelli, Torino, Edizioni di Comunità, pp. 146, euro 14,46 2001

Intervista nell'occasione del centenario della nascita di Adriano Olivetti (1901-1960). Giuliana Gemelli contribuisce con le proprie ricerche di archivio sulle fondazioni statunitensi e sul management nell'industria italiana nel secondo dopoguerra. Franco Ferrarotti apporta la testimonianza di uno tra i maggiori collaboratori di Adriano Olivetti sia nella lotta politica del movimento di ?Comunità?, sia nei rapporti con il mondo universitario e politico statunitense, sia infine nell'introduzione nella cultura italiana degli studi sociologici. La sociologia in Italia, argomenta Ferrarotti, nasce antiaccademica. Scaturisce in Olivetti dall'incrocio con l'utopia. È la sociologia stessa che ambisce a essere lo strumento fondamentale della costruzione dell'auto-immagine della società italiana. Al ruolo attivo del sapere corrisponde in Olivetti, il ruolo politico della ?comunità?, nel senso ardito che Adriano diede alla sua creazione. Nonostante le sollecitazioni dagli Usa documentate da Gemelli e confermate da Ferrarotti, Adriano si rifiutò di trasformare ?Comunità? in una Fondazione. Sin dall'opera teorica L'ordine politico delle comunità (1945) Olivetti era fermo nell'idea della democrazia come ?prodotto di una riflessione guidata?. Il lavoro e la cultura erano le altre due fonti del potere assieme al voto e se necessario lo correggevano. Ne seguiva che il futuro ?Stato federale delle comunità? avrebbe accolto i sindacati ma non i partiti. Ferrarotti fa notare che l'esposizione ?troppo meticolosa? de L'ordine politico delle comunità fece considerare le idee di Olivetti ?vaneggiamenti? anche dalle persone che gli erano vicine nel lavoro. Il movimento di ?Comunità? visse (e morì) tra le tensioni provocate appunto da interpretazioni divaricanti. In quella di Ferrarotti Olivetti assegnava alla ?Comunità? la responsabilità politica di una riforma radicale su scala planetaria; al tempo stesso la vedeva come leva per la piena occupazione e la redistribuzione degli utili. È interessante (p. 68) la testimonianza sul progetto adrianeo di trasformare la Società Ing. C. Olivetti & C. in una Fondazione formata da quattro componenti: la tecnologica, con i tecnici del Politecnico di Torino; il Comune di Ivrea, sede della fabbrica principale; gli operai; quarta parte, il monte-indennità ai vecchi azionisti. Il termine coniato da Adriano era Isa, Industria sociale autonoma. Un disegno rimasto sulla carta, che tuttavia fa concludere a Ferrarotti che Olivetti non era l'imprenditore ?innovatore dinamico? teorizzato da Schumpeter. Era invece ?un operatore sociale?. ?Un uomo politico che sul terreno dell'organizzazione industriale aveva trovato il primo campo in cui sperimentare un pensiero complesso ma coerente in ogni sua parte, tale da abbracciare organicamente il piano della comunità territoriale, il problema delle funzioni fondamentali di una convivenza democratica, infine il problema della ristrutturazione dello Stato. Nulla di mitico in tale pensiero, nulla di ideologicamente assunto invece che induttivamente accertato. L'ingegnere dà la mano all'operatore sociale, al riformatore socialista?.


Emilio Renzi