SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Storia dell'Inu. Settant'anni di urbanistica italiana 1930-2000

Franco Girardi

Roma, Ediesse, 172 pp., euro 10,00 2008

Chi conosce almeno un po' le vicende recenti dell'Istituto nazionale di urbanistica oltre la soglia del duemila, che chiude questa breve storia dell'Inu, comprenderà meglio l'urgenza e la tensione etica che muovono l'a., spingendolo a cercare nei settant'anni di vita dell'istituto la radice storica dei conflitti che nell'ultimo decennio lo hanno lacerato, determinando fratture insanabili fino al sofferto abbandono di alcuni generosi protagonisti di una lunga parte della sua storia. Franco Girardi, architetto membro dell'Inu, per sua ammissione non è storico di professione. Il suo sguardo «interno», appassionato ma non per questo privo di lucidità di analisi, ricostruisce il dibattito in seno all'istituto attingendo ai molti documenti ufficiali e alle riviste dell'Inu, ma anche ai ricordi, personali e raccolti: fonti parziali, come egli stesso avverte, perché «come ben si sa, i documenti pubblicati riportano non sempre e non tutta la storia realmente accaduta, mentre i ricordi, viceversa, sono fin troppo aderenti alla pelle ancora viva di chi li racconta» (p.18). Il suo è dunque, più che una storia vera e propria, un discorso critico su una vicenda che da subito s'intreccia indissolubilmente con la storia sociale, economica e politica del paese, contro l'illusione di una presunta neutralità dell'urbanistica e la fede «ingenua» (l'a. si diffonde su questo concetto di «ingenuità» delle origini) nelle ragioni autonome del piano. Il racconto, scandito dai congressi nazionali, trova il punto d'avvio nel consesso torinese del 1926, ove si decidono l'assetto e le finalità che l'Istituto dovrà darsi e, nel confronto fra le tesi di Calza Bini, segretario del Sindacato nazionale degli architetti, e di Ardy, segretario generale del Comune di Vercelli, si consuma lo scontro fra l'anima corporativa che Girardi definisce «accademico-professionale» e quella municipalista, sostenuta dalla voce autorevole di Cesare Chiodi. La sconfitta della posizione municipalista, che vorrebbe assegnare all'istituto un ruolo di «centro di coordinamento delle attività municipali» supportato da «una scuola tecnica di urbanismo», non chiuderà il dissidio fra le due anime dell'istituto, ponendo peraltro le basi per quell'intreccio fra professione e politica che tanta ? non sempre nobile ? parte avrà nella storia italiana, e per le molte ambiguità e debolezze che la cultura urbanistica italiana mostrerà a più riprese nella difesa delle ragioni del piano contro quelle della rendita e del mercato. Ai temi della «rendita» e del «piano» Girardi dedica l'appendice (pp. 161-172) di questo volumetto, nello sforzo di fare chiarezza sui principali nodi di una vicenda che merita di uscire dal recinto disciplinare e rischia di rimanere oscura se non ricondotta al più vasto orizzonte delle scelte politiche e delle strategie economiche operate dalla classe dirigente nazionale.


Melania Nucifora